
Prevedere i terremoti non e’ possibile ma ipotizzarne i danni si’: una nuova tecnica di simulazione sfruttando le onde del mare dimostra che il temuto Big One avrebbe su Los Angeles effetti ancora piu’ devastanti di quanto ritenuto finora. A realizzare iterremoti ‘virtuali’ e’ stato un gruppo di ricercatori dell’Universita’ di Stanford il cui lavoro e’ stato pubblicato su Science. Uno dei grandi problemi per lo studio deiterremoti e’ la scarsita’ dei dati disponibili, in modo apparentemente paradossale di alcune regioni con rischio sismico molto elevato, come Los Angeles, non esistono dati sui terremoti. La parte della faglia di Sant’Andrea vicina alla citta’, a Sud, non produce infatti grandi sismi da almeno 200 anni: un dato che spinge a ritenere molto probabile il verificarsi di un grande terremoto (il Big One) ma che non e’ supportato da dati per effettuare simulazioni. Nonostante esistano molti studi, la particolare conformazione del terreno di Los Angeles ha reso difficile creare simulazioni accurate sui possibili effetti di un grande terremoto. La citta’ poggia infatti su un materiale molto ‘morbido’, un bacino sedimentario, che amplificherebbe le vibrazioni del terremoto. Analizzando la trasmissione nei diversi materiali delle debolissimi onde sismiche prodotte dallo ‘scontro’ delle onde del mare con il terreno, i ricercatori californiani hanno creato un nuovo modello di propagazione del sisma a seconda dei terreni. Applicando il metodo su un violento terremoto nella regione Sud della faglia lo studio ha dimostrato che seguendo una sorta di corridoio sotterraneo le onde sismiche verrebbero ‘guidate’ verso il bacino sedimentario di Los Angeles dove verrebbero amplificate producendo danni piu’ ingenti di quanto ritenuto finora. Le applicazioni del nuovo modello potrebbero diventare uno strumento economico e rivoluzionario per la previsione dei danni e i prossimi passi sara’ il confronto con cio’ che si osserva su altri terreni sedimentari come Tokyo o Citta’ del Messico.