USA, la siccità nel West colora di marrone la neve delle Rocky Mountains

Le tempeste di polvere che soffiano per centinaia di chilometri verso Est hanno tinto la neve delle montagne del Colorado, rendendola marrone. Lo riporta oggi il Wall Street Journal, che spiega come la neve color cannella non soltanto è brutta a vedersi, ma provoca anche molti problemi all’agricoltura, al turismo e alla gestione delle riserve idriche.
Normalmente la neve comincia a sciogliersi a metà primavera e l’acqua arriva a valle lentamente, ma quando la polvere si deposita in superficie la neve assorbe più sole e si scioglie prima del solito e più in fretta. Questo fa sì che nei mesi più caldi ci sia meno acqua per alimentare fiumi come il Colorado River, che fornisce acqua a circa 40 milioni di persone in sette Stati fino al Messico, e le grandi riserve d’acqua: Lake Mead e Lake Powell, le maggiori, sono al di sotto del 50% della loro capacità. Le tempeste di polvere sono provocate dalla siccità che negli ultimi anni ha colpito diversi stati del Sudovest: il suolo, impoverito da un eccessivo sfruttamento agricolo, diventa polveroso e il vento solleva enormi tempeste di polvere che raggiungono le montagne.

Una situazione che ricorda la terribile “dust bowl” degli anni ’30, quando la siccità e lo sfruttamento eccessivo del suolo causò tempeste di polvere che misero in ginocchio l’agricoltura di interi stati per quasi 10 anni, provocando esodi di massa da Oklahoma, Texas e Arkansas, descritti nei romanzi di John Steinbeck e nelle canzoni di Woody Guthrie. Ora la situazione non è drammatica come allora, ma l’impatto sull’agricoltura comincia a farsi sentire: gli allevatori nel sud del Colorado cominciano ad avere difficoltà ad alimentare le loro mandrie per la scarsità d’erba, e devono comprarne da fuori o vendere capi. E anche lo sci e il rafting, due delle principali attività turistiche del Colorado, ne risentono: la neve impastata di polvere “invischia gli sci e impedisce di girare bene”, spiega Auden Schendler, un manager della Aspen Skiing Company. Se ci fossero tempeste di polvere durante il picco della stagione sciistica, afferma Schendler, questo sarebbe “uno scenario apocalittico” per gli operatori. Sull’Arkansas River, invece, arriva troppa acqua a fine inverno, tutta insieme: poche settimane di discese mozzafiato in gommone per pochi turisti della prima ora, ma troppa poca acqua a inizio estate, quando arrivano più persone.