
La ricerca mette in luce come l’incontro delle tempeste con le pale eoliche (che diminuiscono la forza dei venti) porterebbe a un innalzamento della pressione all’interno del ciclone. Questa crescita, tuttavia, farebbe scendere di molto l’impatto distruttivo dell’uragano una volta giunto a terra. Gli studiosi hanno analizzato i comportamenti di Sandy e di Katrina attraverso ricostruzioni al computer, servendosi di modelli 3D.
Così per i ricercatori le pale avrebbero ridotto del 34% la potenza di Sandy: il suo passaggio ha causato danni per 80 miliardi di dollari, mettendo in ginocchio soprattutto le aree costiere del New Jersey e di New York. Tuttavia – continua la ricerca – oggi non esistono grandi aziende che stanno pensando di investire e costruire impianti eolici offshore, sia per le leggi presenti in molti Stati che per l’opposizione degli abitanti delle aree coinvolte. Da anni gli Stati Uniti cercano di controllare e fermare gli impatti devastanti degli uragani. Tra il 1962 e il 1983 un progetto lanciato dal governo federale, Project Stormfury, aveva cercato senza alcun risultato di controllare il clima e diminuire la forza delle tempeste. E ancora negli ultimi anni ci sono stati tentativi di avviare studi e programmi sul controllo del clima. I ricercatori sottolineano come la loro proposta sia relativamente facile da realizzare: basta individuare l’area in cui posizionare le turbine nelle città e nelle aree da difendere. Le pale eoliche produrrebbero anche energia. Resta un solo problema: il costo. Si calcola che un progetto per New York potrebbe costare fino a 29 miliardi di dollari.
Ambiente: fermare gli uragani con le pale eoliche
