
Il profondo ciclone extratropicale è stato ben alimentato, lungo il suo bordo più occidentale, dalla discesa di masse d’aria piuttosto fredde, d’estrazione polare marittima, che dallo Stretto di Danimarca e dalle coste meridionali della Groenlandia sono scivolate in mezzo all’Atlantico, inasprendo il “gradiente termico orizzontale” con le masse d’aria decisamente più tiepide e umide, di origine temperata oceanica, che risalivano in direzione della Francia, del Canale della Manica e dell’Inghilterra, per poi raggiungere il Belgio e il mar del Nord. Questo inasprimento del “gradiente termico orizzontale” ha ulteriormente rafforzato il ciclone extratropicale che in quota è stato supportato dal transito del ramo principale del “getto polare”, il quale ha impresso ad esso una notevole vorticità positiva. La profonda area depressionaria ha così raggiunto le Isole Britanniche nel pieno della sua maturità, con un intenso sistema frontale annesso e un forte “gradiente barico orizzontale” che si è disposto sul lato più meridionale della profonda depressione. Il consistente “gradiente barico orizzontale” che si è venuto ad innescare ha generato i forti venti di tempesta, da S-SO e SO, che dall’Atlantico portoghese si sono spinti verso l’Atlantico francese, spazzando l’intero tratto di oceano antistante le coste della Galizia e delle coste atlantiche francesi, con raffiche che hanno toccato picchi di oltre i 130 km/h. Il vento, nel tratto di mare a nord delle coste settentrionali spagnole, è divenuto anche tempestoso, con raffiche che sono state capaci di raggiungere l’intensità di uragano di 1^ categoria della scala Saffir-Simpson, ad oltre i 120-130 km/h e picchi estremi che hanno addirittura toccato la soglia dei 140-150 km/h in certi frangenti.
Il “vento Isallobarico”, sommandosi al “vento geostrofico”, ha contribuito a rendere le bufere di vento ancora più intense, in relazione al “gradiente barico orizzontale” che le ha prodotte. Questo tipo di vento rappresenta la componente vettoriale del vento associato al “gradiente barico” causato dalla velocità di spostamento della profonda area ciclonica che lo ha prodotto. Esso è generato da una rapida caduta di pressione su un’area geografica piuttosto vasta, a seguito del passaggio ravvicinato di una profonda ciclogenesi che si muove con una velocità piuttosto elevata, solitamente da ovest a est o sulla direttrice sud-ovest/nord-est, tipica dei profondi cicloni extratropicali sfornati dall‘Atlantico o che provengono direttamente dalle grandi pianure centrali degli USA o da Terranova. Rispetto al comune vento di“gradiente” il vento “Isallobarico” agisce come una sorta di grande onda atmosferica che permette alle masse d’aria di spostarsi il più rapidamente possibile da un’area di alta pressione a un’altra di bassa pressione limitrofa. Di solito il vento “Isallobarico” è associato alle potenti tempeste che si formano in mezzo all’oceano (sia sull’Atlantico che sul Pacifico) e che seguono il passaggio dei grandi cicloni extratropicali, note anche come “depressioni-uragano”, con minimo barici al suolo pronti a scendere sotto i 950-940 hpa.
