Il Garbino in Abruzzo: dal Libeccio al “Foehn” nostrano

La particolare conformazione orografica dell’Abruzzo determina una diversa risposta per ogni tipo di fronte perturbato che raggiunge la regione. Generalmente, le perturbazioni provenienti da ovest, come quelle che si formano nel Golfo di Genova, o da sud-ovest, che si formano con il contributo di aria calda e umida di origine mediterranea, interessano prevalentemente il settore occidentale della regione, ossia le aree interne, riservando alla fascia costiera solo le precipitazioni residue. Proprio codesta configurazione barica riesce a richiamare forti venti di Libeccio da Sud-Ovest sui settori Tirrenici centrali. garbiEbbene il Libeccio, impattando contro la barriera Appenninica (effetto Stau), ne risale il versante sopravento e, procedendo con direttrice SO-NE, si libera di molta dell’umidità che contiene (sotto forma di pioggia), la oltrepassa e ridiscende impetuoso lungo i versanti orientali sottovento (la cosiddetta catabasi, dal latino catab?sis–>discesa). Tale corrente è chiamata Garbino (dall’arabo gharb?, che significa occidentale) che, specie sui settori collinari e costieri orientali dell’Abruzzo, si presenta con raffiche anche impetuose che determinano un sensibile aumento delle temperature (per via della compressione adiabatica), oltre ad un drastico calo dell’umidità.