MeteoWeb»CLIMATOLOGIA»Italia messa sott’acqua dalle continue perturbazioni autunnali, perchè questo pattern atmosferico non presenta caratteristiche invernali?
Italia messa sott’acqua dalle continue perturbazioni autunnali, perchè questo pattern atmosferico non presenta caratteristiche invernali?
A distanza di poco più di un mese, dalla famigerata “Tempesta di Natale” che il 26 Dicembre 2013 mise sott’acqua la Liguria, dove peraltro si verificò una intensa burrasca di scirocco e ostro prodotta dal consistente “gradiente barico orizzontale” creatosi sul mar Ligure, mentre sulle Alpi venivano scaricate vere e proprie “badilate” di neve, ci troviamo nuovamente qui (come previsto) a trattare nuovamente di eventi meteorologici particolarmente estremi che poco hanno a che fare con l’inverno. Cosi, mentre le Alpi continuano a caricarsi di neve fresca, le regioni centro-settentrionali, ed in particolare la Toscana, il Lazio, il Veneto e il Friuli, vengono letteralmente martellati da piogge incessanti e forti rovesci temporaleschi che cagionano estesi allagamenti, l’esondazione di diversi corsi d’acqua, frane e smottamenti. Ma il quadro degli eventi meteorologici non cambia. Come abbiamo avuto modo di ribadire varie volte quest’anno, salvo episodiche parentesi di poche ore, la stagione invernale non è mai decollata lungo il bacino del mar Mediterraneo, come sulla maggior parte del territorio europeo, incluse le Isole Britanniche, raggiunte da continue tempeste atlantiche, e la Scandinavia. Tutto merito di un persistenti pattern atmosferico tipicamente autunnale, dominato da un intenso flusso perturbato “zonale” che continua a convogliare verso Isole Britanniche, Spagna, Francia e Italia, giovani sistemi frontali, di origine atlantica, preceduti da ampi flussi di aria mite e molto umida, d’estrazione sub-tropicale continentale “marittimizzata” sul bacino centrale del mar Mediterraneo.
Spesso, come in questo caso, l’attivazione del flusso sub-tropicale continentale, successivamente “marittimizzato” sui mari che circondano l’Italia (Tirreno, Adriatico e Ionio), è coadiuvato dallo sviluppo, più ad est, tra Turchia, bacino del mar Nero, Ucraina e Russia europea, di imponenti promontori anticiclonici dinamici, che alimentati dall’aria mite sub-tropicale che esce dall’entroterra libico, evolvono in autentici anticicloni di blocco, allungati con un lungo asse disposto lungo i meridiani. Tali muri altopressori sull’est Europa, ben consolidati in quota da massimi di geopotenziale molto alti (da non confondere con l’anticiclone termico che agisce ad est degli Urali) indotti dall’”avvezione di spessore” prodotta dal richiamo caldo sub-tropicale che si estende fino alla media troposfera, tendono non solo a bloccare l’evoluzione verso levante delle tradizionali perturbazioni che entrano dall’Atlantico, in seno al flusso perturbato principale. Ma al tempo stesso inaspriscono il “gradiente barico orizzontale” fra Mediterraneo orientale e Mediterraneo centrale, fungendo da trampolino di lancio per le correnti sciroccali, che dall’entroterra desertico algerino e libico risalgono in direzione del Tirreno, mar Ionio e mar Adriatico, determinando queste acute fase perturbate dal chiaro sapore autunnale, con molte piogge e fenomeni temporaleschi anche intensi. Sono proprio questi estesi flussi meridionali, che spingono l’aria tiepida d’estrazione nord-africana fin verso l’Europa centrale, la Danimarca ed il mar del Nord, a creare le situazioni sinottiche ideali per la realizzazione di importanti eventi significativi lungo tutto il versante meridionale dell’arco alpino, esacerbati dall’orografia alpina, che bloccando i corpi nuvolosi che salgono da Sud enfatizza le precipitazioni, rendendole uniformi e piuttosto battenti per intere giornate.
Come abbiamo potuto osservare in quest’ultimo mese, in quasi tutti questi episodi perturbati di stampo puramente autunnale, sulle Alpi meridionali (quelle italiane) il richiamo d’aria mite e molto umida, innescato dall’approssimarsi di questi ampi sistemi frontali d’estrazione oceanica, ha ammassato una consistente nuvolosità da “stau” (sbarramento orografico), identificabile in seno ad una “Warm Conveyor Belt” (corrente calda e umida pre-frontale in quota), che ha dato la stura a persistenti nevicate, per lo più di moderata intensità, inframezzate da veri e propri rovesci, prodotti dal “forcing” orografico esercitato dai rilievi alpini e prealpini all’umida ventilazione meridionale. Ed è proprio questa la principale anomalia, ossia la persistenza di fenomeni precipitativi molto intensi, di carattere “convettivo”, in quella che di norma dovrebbe essere la stagione più fredda dell’anno. La ventilazione meridionale, impattando sui primi contrafforti montuosi delle Prealpi, Alpi e Appennini settentrionali, costringe le masse d’aria molto umide e miti a sollevarsi bruscamente verso l’alto, condensando tutto il loro contenuto umido in ammassi nuvolosi piuttosto compatti, di carattere cumuliforme, capaci di dare la stura anche a rovesci in alta quota, specie fra le rilievi veneti, friulani, e quelli di Liguria e Toscana. In genere queste precipitazioni, continue e persistenti, possono degenerare in intensi temporali allorquando il notevole “forcing” orografico, imposto dai rilievi alpini e appenninici all’umida e tiepida ventilazione dai quadranti meridionali, esacerba l’attività convettiva, costringendo la massa d’aria umida e molto mite a salire bruscamente verso l’alto (il cosiddetto effetto “trampolino”), raffreddandosi sensibilmente e raggiungendo molto velocemente il punto di saturazione.
Salendo di quota la massa d’aria sub-tropicale, carica di umidità, si è rapidamente condensata, agevolando così lo sviluppo di imponenti annuvolamenti cumuliformi (cumuli e cumulonembi) che crescendo di quota vengono in seguito intercettati dall’intenso flusso portante sud-occidentale, particolarmente attivo nella media troposfera (500 hpa). Ciò spiega anche perché sulle Alpi, in queste situazioni sinottiche, nevica in maniera così copiosa e persistente, per intere giornate, tanto da accumulare metrate di neve sui principali comprensori montuosi. Lungo il settore alpino, seppur a quote decisamente alte, oltre i 1000-1200 metri, localmente anche più sui monti del Friuli, poiché maggiormente aperti alla risalita di masse d’aria molto miti, d’estrazione sub-tropicale marittimizzata, che provengono direttamente dall’alto Adriatico, queste abbondanti precipitazioni assumono prevalentemente carattere nevoso. Trattandosi di precipitazioni, localizzate in piena avvezione calda, con uno scorrimento mite d’estrazione sub-tropicale attivo anche alle quote superiori della troposfera, la linea dello “snow line”, in queste situazioni, si mantiene a quote particolarmente elevate per Gennaio. In questa situazione, con uno “snow line” costante sopra i 1000 metri, si viene a creare quel tipo di situazione in cui piove in modo fitto fino ad una certa quota, mentre poco sopra ammassa metri di neve fresca. Quindi in sostanza tanta neve, ma a quote decisamente elevate per la stagione invernale. Solo nelle vallate più strette ed interne, dove è più facile che la massa d’aria sovrastante tende ad essere raffreddata dall’”Albedo” indotto dall’abbondante manto nevoso che copre le cime attigue, si sono verificate delle nevicate a bassissima quota, come in Valle d’Aosta ed in alcune valli più interne di Piemonte e Lombardia, specie durante precipitazioni moderate o a carattere di rovescio, prodotte dalle nubi cumuliformi forgiate dallo “stau” alpino agli umidi e miti venti meridionali.