L’impeto delle devastanti mareggiate che colpiscono le coste orientali di Sicilia e Calabria: ecco perchè lo Ionio vanta un enorme potenziale

In determinate configurazioni bariche le coste orientali della Sicilia e della Calabria meridionale possono essere interessate da mareggiate veramente devastanti, con onde che possono raggiungere altezze veramente considerevoli, anche oltre i 6.0-7.0 metri, se non oltre. La spettacolare foto postata a fianco del suddetto articolo, pubblicata su facebook da Onofrio Lasciato, risale al 1985, è mette in evidenza un impressionante ondata di tempesta che si è abbattuta sul litorale di Furci Siculo, una nota località balneare del messinese ionico, durante una potente mareggiata da scirocco e levante, prodotta da un impetuosa tempesta che per varie ore ha imperversato sullo Ionio.
mareggiata Calabria ionicaSulla costa ionica siciliana l’ultima consistente mareggiata, con forti burrasche da E-NE e onde ben formate provenienti da E-SE, si è abbattuta proprio lo scorso 10 Marzo 2012, quando l’intero litorale, fra Capo Passero e il messinese ionico, fu flagellato da imponenti ondate di “mare vivo” che raggiungerò i 5.0-6.0 metri di altezza, con “Run-Up” oltre i 7.0 metri, nel tratto compreso fra la costa di Augusta, Capo Passero e il tratto di mare ad est di Malta. Le coste ioniche siciliane, in tema di mareggiate, vantano un potenziale molto elevato, visto che si affacciano su uno dei bacini più estesi dell’intero Mediterraneo, come lo Ionio.

Gigantesca ondata sul litorale di Catanzaro lido durante la tempesta da E-SE del 13 Gennaio 2009

In questo bacino il “Fetch”, ossia lo spazio di mare aperto su cui soffiano i venti di burrasca o tempesta, raggiunge le massime estensioni, propagandosi spesso per diverse centinaia di miglia, dalle coste della Cirenaica (est della Libia) e dal golfo della Sirte sino all’est della Sicilia o alla Calabria meridionale. Il “Fetch” è un parametro indispensabile per capire la forza e la durata del moto ondoso. Più esso è ampio, più le onde potranno propagarsi ben al di là delle zone su cui spira il vento, grazie all’enorme energia immagazzinata. Nelle situazioni ideali alle grandi mareggiate le forti burrasche da SE e E-SE, generalmente, cominciano ad attivarsi sulla costa libica o nel tratto di mare a sud di Creta, per poi cominciare a sollevare un intenso moto ondoso che dal mar Ionio viene spinto con grande impeto in direzione dei litorali ionici della Sicilia e della Calabria. L’onda che parte dalla Cirenaica o dal mare a sud di Creta, in queste circostante, non incontrando alcun tipo di ostacolo nel proprio cammino (isole o  terre emerse), ha tutto il tempo per ingrossarsi ulteriormente, crescendo in altezza o allungandosi notevolmente se fuoriesce dall’area in cui agiscono i venti di burrasca (si parlerà in questo caso di onda lunga o mar morto), arrivando sulle coste orientali siciliane e calabresi sotto forma di un imponente muro d’acqua che s’infrange rumorosamente sul litorale esposto, creando alle volte notevoli danni, specie nei tratti soggetti all’erosione (fenomeno naturale che viene però acuito dalla cementificazione selvaggia dei nostri litorali).

Grandi ondate di mare lungo si propagano sulla costa ionica messinese durante la burrasca del 13 Gennaio 2009

In queste situazioni, sui litorali della Sicilia orientale e della Calabria ionica, possono arrivare persino ondate di oltre i 6.0-7.0 metri, con “Run-Up” ben superiori poco a largo. Le configurazioni bariche ideali per produrre le più grandi mareggiate sulla costa ionica sono quelle che vedono la prevalenza dei venti burrascosi da SE e E-SE, i quali generalmente si muovono dall’entroterra desertico libico verso l’omonimo bacino, con una spiccata curvatura ciclonica delle correnti che vede l’originario flusso pre-frontale da Sud e S-SE mascherarsi come un impetuoso vento orientale a ridosso delle coste siciliane e calabresi. Le mareggiate più intense, di solito, si verificano nella stagione autunnale e in inverno, in genere da Ottobre a Marzo, quando l’umido flusso perturbato zonale si abbassa notevolmente di latitudine, fino al nord-africa, convogliando i vari treni perturbati e le ondulazioni cicloniche che si formano in pieno Atlantico, fin dentro il “mare Nostrum”. La forte instabilità “baroclina” agevola lo sviluppo di profondi sistemi ciclonici, con associati sistemi frontali, che vanno ad incubarsi tra l’entroterra algerino, a sud della catena montuosa dell’Atlante (dove le masse d’aria oceaniche che sfondano da Ovest e O-SO impattando con l’orografia locale acquistano la vorticità positiva necessaria per l’innesco delle ciclogenesi mediterranee), e i mari che circondano la Sardegna e la Sicilia, approfondendosi notevolmente (avvezione di vorticità positiva).

Si vengono cosi ad isolare quei profondi sistemi depressionari, con minimi barici al suolo sotto i 1000-990 hpa, che innescano fitti “gradienti barici orizzontali” (notevoli squilibri della pressione barometrica fra regione diverse), con un netto infittimento delle isobare fra la Sicilia, lo Ionio e le coste libiche e tunisine, specie se sul Mediterraneo orientale o nei Balcani si instaura un robusto anticiclone di blocco, con massimi di oltre i 1030-1035 hpa. Tali “gradienti”  danno vita ad autentiche bufere di vento, che investono lo Ionio e il mar Libico, con venti ad oltre i 100 km/h in mare aperto, che si predispongono dai quadranti orientali o sud-orientali, a secondo del posizionamento del minimo barico nei bassi strati. Il quale può collocarsi o a ridosso delle coste libiche o sul Canale di Sicilia, spingendo un denso “gradiente barico” su tutta l’area ionica, con isobare molto ravvicinate fra di loro.