Qualche timida pioggia ma della grande acqua che ha invaso alcune zone della pianura, specie nel padovano, e della neve, alta anche tre metri, sulle Dolomiti, in Veneto oggi e’ rimasta solo la conta dei danni per centinaia di milioni di euro, con il conto pronto per essere presentato al governo, e la volonta’ di ricominciare. Anche solo la riapertura dei passi in montagna viene vista come una possibile boccata di ossigeno in chiave turistica considerato che molto si e’ fatto per riaprire gli impianti di risalita e le piste da sci. Nelle zone alluvionate in pianura, intanto, si prosegue la raccolta delle masserizie risultato dell’allagamento dei piani terra delle case e dei garage.
Il sindaco di Montorso Vicentino parla di 300mila euro di danni solo per il suo comune, in seguito ad alcune frane. A Chioggia (Venezia). Invece, finito l’allarme meteo sono potute tornare nelle loro case 13 famiglie che erano state costrette all’evacuazione. A dare il segno di quanto successo, lungo il litorale veneto, si raccolgono le tonnellate di materiali della piu’ svariata natura portate a valle dai fiumi. Nella zona pedemontana, preoccupano le decine di frane che hanno interessato, in particolare, il veronese, il vicentino, il trevigiano ed il bellunese. Sui colli strade ancora intransitabili. In montagna, il segno piu’ arriva dalla riapertura dei passi dolomitici, come Pordoi, San Pellegrino e Campolongo.

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