Mentre l’Europa rimane spoglia tanta neve fresca ricopre le Repubbliche ex Sovietiche dell’Asia centrale, imbiancato parte del deserto di Taklamakan

Mentre l’Europa rimane completamente spoglia di neve, fino ai territori della Russia europea, gran parte delle Repubbliche dell’Asia centrale invece si presentano ancora ben innevate, dopo la forte ondata di gelo che ad inizio Febbraio ha investito la parte centrale del continente asiatico. Difatti, proprio nei primi giorni di Febbraio, una intensa ondata di gelo dal bassopiano della Siberia occidentale si è riversata sopra le steppe dell’ex Repubbliche Sovietiche dell’Asia centrale, portando copiose nevicate, anche in luoghi non particolarmente avvezzi alle visite della “dama bianca”, oltre a far sprofondare i termometri al di sotto dei -20°C -25°C. La massa d’aria molto gelida, di diretta estrazione siberiana, preesistenti da diversi giorni sopra il bassopiano della Siberia occidentale, è scivolata lungo il bordo più orientale di un solidissimo promontorio di blocco che dall’Ucraina si è spinto fino al nord della Russia europea, presentando al suolo massimi barici di oltre i 1055-1056 hpa (o anche superiori), attraverso una moderata ventilazione dai quadranti settentrionali che si propagata in direzione delle steppe del Uzbekistan, Kirghizistan e Tagikistan. Le termiche in quota (a 850 hpa) non erano nemmeno a livello delle grandi ondate di gelo del 1964,1969,1972, ma neanche del 2008. Nonostante ciò l’aria nei bassi strati d’estrazione siberiana si è presentata ancora più gelida. Ma le forti gelate che hanno accompagnando la discesa di questo grosso blocco d’aria gelida, di origine siberiana, sopra i paesi dell’Asia centrale, hanno anche favorito l’abbattimento di un nuovo record assoluto di freddo nell’importante città uzbeka di Termez, dove il termometro ha fatto registrare una minima di ben -21.7°C. Uno dei valori più bassi di sempre registrato nel cuore di Termez.

L’aria siberiana, molto gelida e pesante, proveniente da Nord, ha invaso le ex Repubbliche Sovietiche dell’Asia centrale, depositandosi con il suo velo negli strati più bassi, fra pianure, steppe, penetrando dentro le vallate più interne dell’imponente catena montuosa del Tien Shan. Il deposito delle masse d’aria molto gelide nei bassi strati ha prodotto spettacolari inversioni da scorrimento per effetto orografico che hanno fatto sprofondare i termometri al di sotto dei -10°C -15°C. Ma salendo di quota le temperature cominciavano nuovamente a crescere, portandosi su valori sempre più prossimi alla soglia degli +0°C. Notevolissime furono le inversioni in Tajikistan, dove ai 2000 metri di Khorog si registravano temperature poco sopra lo +0°C, contro i picchi di -15°C -20°C archiviati nelle vallate sottostanti, dove agiscono le masse d’aria gelide, d’origine siberiana. Anche nel vicino Kirghizistan, la capitale Bishkek, a bassa quota, ha segnato le stesse temperature che erano presenti ai 3600 metri dei monti del Tian Shan. Una parte di quest’aria particolarmente gelida, nei bassi strati, dopo aver interessato Uzbekistan, Kirghizistan e Tagikistan, è poi scivolata ulteriormente verso sud, riversandosi sul nord dell’Afghanistan, dove le masse d’aria polari continentali in sfondamento da Nord, interagendo con le più umide e temperate correnti occidentali, attive soprattutto in quota, nella media e alta troposfera,  hanno dato la stura anche ad abbondanti precipitazioni nevose, fino a bassissima quota sui fondovalle della regione montuosa del Pamir.

Qui la neve è caduta in maniera ininterrotta per svariati giorni, tanto da sommergere interi fondovalle ai piedi dell’imponente catena montuosa dell’Hindu Kush. Ma l’innevamento più consistente lo troviamo, ancora oggi, tra le vaste steppe del Kazakistan, completamente bianche, il Kirghizistan, il Tagikistan e la parte settentrionale dell’Afghanistan, dove al suolo rimane ancora un abbondante coltre di neve, frutto delle persistenti nevicate d’inizio Febbraio. Ma un abbondante innevamento è presente anche fra l’est del Kazakistan e la Zungaria, regione della Cina nord-occidentale, corrispondente alla metà settentrionale della provincia autonoma del Xinjiang. Copre una superficie di circa 777.000 km², situati in gran parte all’interno dello Xinjiang, e con due estremità nella Mongolia occidentale e nel Kazakistan orientale. Uno spesso manto nevoso ricopre la parte più settentrionale del deserto di Taklamakan, uno dei più vasti e antichi di tutta l’Asia centrale, che oggi si estende lungo la regione autonoma uigura dello Xinjiang. Nell’area dello Xinjiang i termometri, nei giorni scorsi, sono scivolati sotto la soglia dei -15°C -20°C, grazie anche all’effetto “Albedo” prodotto dai suoli innevati e alle continue infiltrazioni provenienti dal cuore della Siberia centro-occidentale. Qui la neve al suolo persisterà fino alla prima settimana di Marzo, continuando a coprire anche la parte settentrionale del deserto di Taklamakan che rimarrà imbiancata ancora per almeno due settimane.