
Tutti abbiamo paura, “chi dice di non averla e’ uno stolto o un bugiardo. La paura e’ invece uno strumento che serve a salvarci la vita e a comprendere i momenti di pericolo ed intervenire. Non dev’esserci vergogna a dire di aver paura, e’ impensabile non averne”. E se lo dice un astronauta come Luca Parmitano, ufficiale dell’Aeronautica militare, reduce da sei mesi di permanenza nella stazione spaziale internazionale (ISS), c’e’ da crederci. Lo ha detto in conferenza stampa a Sanremo, dove stasera sara’ ospite del Festival. “Quello che occorre fare – ha aggiunto – e’ imparare a controllarla, imbrigliarla come si fa con i cavalli imbizzarriti, e dunque serve addestramento, imparare ad avere fiducia nelle proprie capacita’ e delle macchine, serve ad eliminare il dubbio dell’azione, superare il punto interrogativo che ci manda poi nel panico quando non siamo preparati, saper rispondere a situazioni contingenti che non sono state previste ma che l’esperienza accumulata ci permette di risolvere”. Alla domanda se si senta un superuomo, l’ufficiale dell’Aeronautica risponde “siamo assolutamente normali, e spero di non conoscere mai uno che si ritenga un superuomo. Io sono un normale che ha avuto la possibilita’ di partecipare a cose straordinarie”. Poi il racconto, commovente, del privato, del ritorno a casa. Il tornare a casa “e’ stato un non-evento – dice -, ma mi piace ricordare quando arrivato a Houston (li’ la sua famiglia ha vissuto per tutta la durata dell’addestramento a terra e della missione nella ISS, ndr), nell’auto ad attendermi c’erano anche le mie bambine. La piu’ grande era sveglia con il sorriso piu’ straordinario che potesse avere, mentre la piccola dormiva e quando l’ho svegliata mi ha guardato piu’ volte, pensando forse che stesse sognando. Quello e’ stato per me il momento del rientro: non ero pilota militare o un astronauta ma un papa’, e mi sono comportato come un papa’. Abbracciandole”.