Il prossimo obiettivo, dicono i ricercatori, è costruire ”squadre” di robot capaci di costruire seguendo un preciso progetto disegnato dall’uomo. In futuro, quindi, i robot muratori potrebbero essere utilizzati per costruire sbarramenti con sacchi di sabbia in caso di alluvioni oppure, con un po’ di immaginazione, potrebbero diventare i primi costruttori di edifici su Marte. Al momento, però, sono incapaci di seguire un progetto. Dare loro delle istruzioni è come dire a qualcuno di costruire una casa con cinque stanze senza dare altre indicazioni, dicono gli autori della ricerca, Justin Werfel, Kirstin Petersen e Radhika Nagpal.

Tale metodo di comunicazione è chiamato stigmergia, ed è caratteristico degli individui che, in un sistema decentrato, si scambiano informazioni per modificare l’ambiente circostante. Termiti e formiche sono gli esempi maggiormente azzeccati di questo tipo di comunicazione.
Si comportano così anche i minuscoli robot muratori, progettati traducendo la stigmergia in algoritmi che controllano movimenti molto semplici. Ogni robot conosce solo regole elementari, come appoggiare un mattone o salire di un gradino, ma presi tutti insieme i robot mostrano un comportamento intelligente.
Percepiscono l’ambiente in cui lavorano grazie a una serie di sensori e in questo modo riescono a edificare piramidi a gradoni oppure edifici a base rettangolare e con ampi ingressi, senza avere alcun progetto di riferimento. Funzionano come un unico sistema complesso, composto da elementi indipendenti che singolarmente compiono azioni molto elementari, ma che tutti insieme riescono a raggiungere obiettivi complessi.
