
“Siamo soddisfatti di questo pronunciamento che ci dà ragione. Sosteniamo da sempre che la caccia alle balene nell’Oceano Antartico non è necessaria per la scienza e deve essere abbandonata. Chiediamo al Giappone di rispettare la sentenza e mandare in pensione la baleniera Nisshin Maru” afferma Alessandro Giannì, direttore delle campagne di Greenpeace Italia.
“Invece di cercare di proseguire la caccia modificando l’attuale “ricerca” il Giappone deve unirsi ai programmi di ricerca scientifica internazionali in Antartide per studiare le balene e l’ambiente e sostenere la creazione di una rete di aree protette nell’Oceano Antartico per proteggere l’intero ecosistema”.
Greenpeace da parte sua continuerà a monitorare la cosiddetta caccia scientifica del Giappone per assicurarsi che non trovi altre scappatoie per aggirare il divieto di caccia alle balene in vigore dal 1986. Per la Corte internazionale di Giustizia dell’Aja il Giappone deve revocare i permessi, le autorizzazioni o le licenze già rilasciate nell’ambito del piano sulla ricerca e non concedere eventuali nuove licenze nell’ ambito dello stesso programma.