
Ritengo interessante delineare l’attuale ciclo delle acque regionali in modo da avere uno scenario ambientale ampio e completo che consenta di comprendere dove si rinviene e come viene usata la risorsa naturale fino alla sua trasformazione in liquido inquinato che attualmente rende senza vita decine di chilometri di corsi d’acqua e non balneabili decine di chilometri di costa prevalentemente nelle province di Caserta e Napoli. La Campania gode ancora di abbondanti precipitazioni piovose che, oltre a provocare vari tipi di dissesti idrogeologici, riescono a rifornire i serbatoi geologici (rilievi montuosi calcarei tipo il M. Matese, i M. Picentini e i M. Alburni che complessivamente riforniscono sorgenti per oltre 40 metri cubi al secondo; pianure costiere come quelle del Volturno, del Sarno del Sele che complessivamente consentono il prelievo dalle falde sotterranee per circa 400 milioni di metri cubi l’anno) che alimentano tutti gli usi idrici (potabile, irriguo, industriale). Grandi volumi di acqua potabile (oltre 50 milioni di mc) sono prelevati dalle falde del sottosuolo in circa due mesi durante la lavorazione del pomodoro nel comprensorio industriale dell’Agro Nocerino Sarnese; tale volume di acqua viene reimmesso nel fiume Sarno senza adeguata depurazione e contribuisce al forte inquinamento del litorale stabiese e di parte della penisola sorrentina. Nel sottosuolo della Pianura Campana, compresa tra il Vesuvio e il M. Massico, si trovano falde idriche di importanza strategica per l’intera regione che consentono il prelievo di circa 400 milioni di metri cubi l’anno (equivalenti a 4 volte il volume invasato nel bacino di Conza). Nel sottosuolo vengono immessi volumi enormi di acque inquinate (dai 15 ai 20 milioni di mc l’anno). Va precisato che tutto il rifornimento idrico (per uso potabile, irriguo e industriale) si basa sul prelievo di acque potabili erogate dalle grandi sorgenti o pompate con pozzi dalle falde sotterranee. I bacini artificiali in esercizio, sorti come invasi per fornire acqua all’irrigazione, che servono il territorio campano sono pochissimi e presenti solo nel Cilento dove l’acqua del lago principale sull’Alento, originariamente prevista per l’rrigazione, sembra sia stata trasferita all’uso potabile, con non pochi problemi. Gli altri bacini artificiali presenti nel territorio campano (Conza della Campania e Monteverde) alimentano la Puglia; l’invaso di Campolattaro non è ancora completato. Anche le acque prelevate durante la stagione irrigua alle traverse sui fiumi Volturno, Tusciano e Sele sono acque erogate dalle sorgenti a monte. Dal momento che durante il periodo caldo non piove, prima dell’intubamento delle acque sorgive, l’acqua delle sorgenti garantiva l’unico deflusso fluviale. Ogni intervento di captazione di acqua di sorgente ha determinato squilibri nel corso dei fiumi e nell’uso irriguo delle acque. Si aggiunga che vengono sprecate direttamente in mare grandi sorgenti di acqua dolce lungo le coste della Penisola sorrentino-amalfitana e del Golfo di Policastro. Gli impianti di depurazione esistenti, come è stato confermato nei giorni scorsi, non garantiscono acqua accettabile lungo i corsi dei fiumi e lungo le coste marine (vedi litorale Domitio, dei Campi Flegrei, del Sele ecc.). In sintesi, le risorse idriche naturali rinnovabili usate per vari scopi, sono le seguenti: – Prelievi idrici incontrollati dalle falde delle pianure costiere: circa 400 milioni di mc/anno; – Prelievi dalle sorgenti: circa 40 metri cubi al secondo; – Prelievi irrigui dalle traverse fluviali: circa 25 mc/sec. L’acqua delle falde sotterranee minacciata dall’inquinamento è valutabile intorno ai 630 milioni di mc/anno. Gli scarichi di acque variamente inquinate nei fiumi e lungo le coste sono le seguenti: – tra il Garigliano, Savone, Regia Agnena, Volturno, Regi Lagni, Sarno, Picentino, Tusciano, Sele, Alento e Mingardo: circa 750 milioni di mc/anno. – direttamente nelle falde delle pianure costiere: intorno a 20 milioni di mc.
La delicatezza e gravità della situazione ambientale regionale, all’inizio del terzo millennio, è tale che richiede una eccezionale capacità di governo per mettere a punto nuove regole, che consentano di affrontare e risolvere i problemi che si sono accentuati per carenza di adeguati interventi, tese a garantire la sicurezza ambientale e la tutela delle eccezionali risorse naturali che consentono tuttora il mantenimento di un delicato assetto socio-economico e urbanistico. Altrimenti…addio punti ambientali!