Questo mese di marzo 2014 è iniziato con tanti giorni di freddo e maltempo in tutt’Italia e anche se adesso l’anticiclone delle Azzorre sta portando un clima mite e primaverile al nord, il freddo continua ad imperversare al Sud e lo farà anche nel weekend e la prossima settimana, con temperature basse quanto non lo erano mai state durante il trimestre invernale, ancora forte maltempo e nevicate fino a quote medio/basse. Proprio adesso che dovrebbe iniziare la primavera, sembra invece iniziare l’inverno dopo tre mesi super-caldi tra dicembre e febbraio (qui i dati CNR).
Cosa sta succedendo al clima italiano? Come mai abbiamo avuto un inverno così mite e cosa dobbiamo aspettarci dalla primavera? Per capirlo abbiamo interpellato un grande esperto del settore, Guido Guidi, meteorologo e blogger, che ci ha subito spiegato come “le temperature miti e la piovosità abbondante di questi ultimi mesi rientrano in uno schema ben preciso che la circolazione emisferica ha assunto e mantenuto per tutto il periodo“. Sui numeri forniti dal CNR, Guidi spiega: “sono dati di sintesi molto interessanti, soprattutto perché rientrano perfettamente nel quadro meteorologico generale che ha caratterizzato i mesi scorsi. Non sono particolarmente incline a restringere le stagioni in spazi temporali definiti dal punto di vista meteorologico, prova ne sia il fatto che, in fondo, stiamo vivendo condizioni un po’ più invernali proprio ora che la stagione è stata dichiarata conclusa. Poco male, questo rientra nella differenza imprescindibile che sussiste tra l’evoluzione senza continuità dei cicli stagionali e la necessità di mettere un principio e una fine alle proprie analisi“.
Nel dettaglio, per capire i motivi delle anomalie invernali, Guidi illustra come “gli elementi di origine significativi sono identificabili come spesso accade molto lontano dal nostro territorio e dalle medie latitudini mediterranee. Il segno positivo della QBO e la persistente neutralità dell’ENSO, da cui è derivata anche un’onda convettiva equatoriale (MJO) piuttosto debole e spesso assente, hanno contribuito alla genesi di un Vortice Polare Stratosferico molto robusto in autunno, con i nuclei di vorticità più accentuati saldamente posizionati sul Canada orientale. Andando ancora più a ovest, c’è stata anche una posizione bassa di latitudine del getto polare in uscita dall’Asia, con conseguente ondulazione positiva sull’Alaska. Ne è derivata una profonda e persistente ondulazione negativa del getto sul Canada orientale e sul nordest USA, che sono stati sede di profonde depressioni e di ripetute (tre, di cui una in atto) discese di aria artica. Questo ha tenuto il getto polare basso di latitudine in Atlantico, un getto molto forte per la coesistenza di un anticiclone atlantico molto robusto. La forte zonalità (intense correnti ovest-est allineate lungo la latitudine) che ne è derivata ha favorito la formazione di numerosi cicloni extratropicali, soggetti intensi che hanno battuto le coste dell’Europa occidentale, da cui sono derivate anche le alluvioni in Gran Bretagna, ed hanno avuto campo libero sul Mediterraneo, alzando come dai resoconti anche la piovosità sul nostro Paese“.
“Al contempo – prosegue l’esperto – la matrice prettamente atlantica delle masse d’aria che hanno accompagnato questi eventi, ha tenuto su le temperature e il contributo di umidità, di fatto erodendo completamente il settore europeo dell’anticiclone siberiano, l’unico in grado di produrre le masse d’aria gelida in grado, se dirette verso il Mediterraneo, di produrre con le loro ripetute incursioni, degli inverni eventualmente più freddi per l’Italia. Per cui, in conclusione, la definirei una stagione significativa nei numeri, ma poi non così sorprendente dal punto di vista delle dinamiche atmosferiche, specie alla scala temporale e spaziale meteorologica. Queste particolari modealità di circolazione tenderanno a cedere il passo nel breve volgere di qualche giorno a qualcosa di quasi diametralmente opposto, sia per l’Europa occidentale che per l’Italia, sebbene con tratti meteorologici differenti”.

