
Il territorio italiano e’ “doppiamente vulnerabile, perche’ geologicamente giovane e pesantemente stressato, specie di fronte ai fenomeni estremi ai quali sempre piu’ spesso dobbiamo assistere. Anche per questo ho proposto una sorta di moratoria di 10 anni alle nuove costruzioni per destinare risorse alla messa in sicurezza del gia’ edificato, alle troppe scuole ancora non antisismiche, a un patrimonio storico-architettonico che rappresenta un punto di forza del nostro Paese ma che rischiamo di perdere. Questo consentirebbe anche di fornire una spinta alla ripresa economica, oltre a permetterci di alleggerire la pressione su un territorio gia’ eccessivamente antropizzato”. Lo ha detto il capo del Dipartimento nazionale della Protezione civile, Franco Gabrielli, che a Reggio Emilia – prima di un incontro con la cittadinanza promosso dal Lions club Canossa Val d’Enza – ha voluto incontrare tutto il sistema reggiano di protezione civile: dalle istituzioni al volontariato, dalle forze operative a quelle di soccorso alle strutture tecniche. Gabrielli – riporta una nota della Provincia – ha rimarcato la propria attenzione al mondo del volontariato: “in 3 anni e 4 mesi il mio bilancio ha subito una riduzione del 56%, ma la voce del volontariato non l’ho mai modificata…”. Gabrielli ha anche risposto alle preoccupazioni espresse da Volmer Bonini, presidente del Coordinamento provinciale delle organizzazioni di volontariato, circa il futuro delle Province, che nel sistema di Protezione civile da tempo svolgono un ruolo fondamentale. “Conosco bene la realta’ di Reggio Emilia, una provincia viva che ha compiuto un percorso virtuoso, in cui le istituzioni si parlano e cooperano – ha detto Gabrielli – Capisco la legittima preoccupazione sul domani che io per primo condivido, perche’ a me, come ho evidenziato piu’ volte, questa svolta istituzionale pone non pochi problemi specie in zone, come l’Emilia-Romagna, o anche la Lombardia e il Piemonte, in cui sono presenti molte realta’ strutturate. Il mio auspicio, e in tal senso avremo una forte interlocuzione a breve, e’ che soprattutto in queste realta’ non si disperda questo tipo di esperienza, anche perche’ il modello delle Unioni di Comuni non e’ assolutamente sufficiente a reggere il sistema: avremo un sindaco capofila, e gli altri si sentiranno deresponsabilizzati, mentre uno dei cardini del sistema di Protezione civile e’ proprio il ruolo del sindaco”. “Da parte nostra faremo dunque una forte pressione, e invito voi stessi dal basso a farla, verso le strutture regionali, perche’ queste sistemi provinciali permangano in una logica di accrescimento e non di depotenziamento: anche perche’ la presenza sul territorio e’ fondamentale e una unica sede o struttura regionale non puo’ garantirla”.