Mentre l’inchiesta è cominciata nel 2002, la maggioranza degli incidenti (138) è avvenuta fra il 2009 e il 2012 (con un forte aumento in particolare fra il 2009 e il 2010), e secondo la Fao questo “salto” dimostra che c’è una relazione diretta tra l’aumento dei casi e l’incremento di produzione di Ogm nel mondo.
La maggior parte dei prodotti contaminati erano di provenienza americana, canadese o cinese, mentre semi di lino, riso, mais e papaya, mangimi per animali domestici e soia sono risultati i prodotti alimentari più interessati. Il ritrovamento delle tracce transgeniche nei prodotti non-Ogm ha portato al blocco di imoportazionei in 26 paesi.
Renata Clarke, della Fao, si è detta “sorpresa” dal fatto che vi fossero tanti “incidentie da ogni regione del mondo. “Sembra che più test si fanno, più controlli si effettuano, e più casi si trovano”. Inoltre, il fenomeno potrebbe essere sottostimato, perché 37 dei 75 paesi coinvolti nell’inchiesta hanno riferito di non avere le risorse (laboratori, tecnici e attrezzature), per effettuare test di routine sulle importazioni di prodotti alimentari per rilevare l’eventuale presenza di Ogm, e hanno chiesto l’aiuto della Fao per migliorare le loro capacità.
La contaminazione è potenzialmente in agguato ad ogni fase della catena di produzione alimentare: durante la coltivazione, nei campi, nella trasformazione, nell’imballaggio o lo stoccaggio dei prodotti e durante il trasporto.
Molti Ogm sono autorizzati nei paesi di provenienza ma non in quelli in cui arrivano le derrate alimentari; e anche il concetto di “bassi livelli” di contaminazione varia da paese a paese, con soglie diverse che definiscono i livelli minimi accettabili per una presenza accidentale delle tracce di transgenico. Nell’Ue questa soglia è lo 0,9%, ma solo per gli Ogm autorizzati al livello comunitario. Al di là di questo valore, scatta l’etichettatura obbligatoria (“contiene Ogm”). Per i prodotti transgenici non autorizzati a livello Ue, invece, non c’è un limite minimo, ovvero la soglia di tolleranza coincide con il livello di individuazione tecnica.
Secondo l’inchiesta, 30 paesi coltivano Ogm, per finalità di ricerca o per la produzione commerciale; 17 paesi non hanno sistemi di sicurezza alimentare o altre regole riguardo agli Ogm; 55 paesi hanno una politica di tolleranza zero nei riguardi degli Ogm non autorizzati; I risultati dell’inchiesta saranno discussi durante una consultazione tecnica della Fao a Roma il 20 e 21 marzo, che sarà focalizzata sugli aspetti commerciali della questione.
