
Giornata lunga quella dei genovesi che, sotto un cielo che continua a scaricare pioggia e con temperature non piu’ miti come nei giorni scorsi, aspettano che l’assessore alla protezione civile Gianni Crivello annulli l’ordinanza con la quale due giorni fa ha spento i caloriferi di Genova e provincia a causa di un buco autoprodotto in un tubo, installato nel 1998, del gasdotto Snam che conduce il metano nella zona. Giornata lunga anche per i tecnici di Snam e rete Gas Italia che prima hanno lavorato tutta la notte per cercare quella maledetta falla poi, quando l’hanno trovata, hanno cercato di sostituire la porzione di tubo. Quando ha cominciato a piovere le operazioni di collegamento del collettore e del tubo vecchio si sono complicate e hanno richiesto piu’ tempo del dovuto ma alla fine, poco dopo le 17, il collettore e’ stato saldato. Il portavoce della Snam spera che “le operazioni si possano chiudere in serata”, e l’assessore Crivello ha detto che “un secondo dopo le verifiche di sicurezza” e’ pronto a “annullare l’ordinanza e far ripartire i caloriferi”. Ma prima ci devono essere radiografie e verifiche di sicurezza. Un vero e proprio collaudo per evitare sorprese. Cosi’ “auspicabilmente”, ripete il portavoce della Snam, il problema che ha tenuto al freddo e senza acqua calda buona parte dei cittadini genovesi sara’ risolto entro poche ore. Contestualmente, quel problema si spostera’ in Procura dove e’ aperto, ancora contro ignoti, un fascicolo per disastro colposo. Il pm Landolfi ha ricevuto dagli uffici della Snam tutta la documentazione relativa al gasdotto ma non e’ detto che finisca qui. Potrebbero esserci ulteriori acquisizioni. Intanto e’ stato posto sotto sequestro dalla procura il pezzo di tubo che e’ saltato, tubo che secondo quanto appreso sarebbe gia’ stato sostituito 16 anni fa, nel 1998. E sul cedimento di quella porzione di dotto cominciano ad arrivare alcune informazioni. Non sarebbe stata una frana e nemmeno il cedimento del terreno sottostante a provocare la falla che invece si sarebbe creata autonomamente. Una risposta certa la daranno i consulenti del pubblico ministero e gli stessi tecnici della Snam ma sembra ormai accertato che non ci sono stati, al momento della rottura del tubo, movimenti di terra soprastanti e nemmeno cedimenti della soletta di cemento armato sottostante.