Da ieri sera a Genova e in altri 16 piccoli Comuni limitrofi circa 650 mila persone sono senza gas. La Protezione civile ha infatti vietato l’utilizzo degli impianti di riscaldamento e dell’acqua calda dopo che una frana, avvenuta intorno alle 19 ad Orero, nel entroterra del capoluogo ligure, ha provocato la rottura della tubatura principale del metanodotto che alimenta i Comuni di Genova, Mele, Sant’Olcese, Ceranesi, Serra Riccò, Bogliasco, Pieve Ligure, Bargagli, Torriglia, Tribogna, Moconesi, Avegno, Cicagna, Favale di Malvaro, Uscio, Lorsica e Neirone. Per evitare il rischio di esplosioni la zona dove si è registrata la frana, che ha causato una grossa fuga di gas, è stata chiusa al traffico. Sul posto, oltre ai vigili del fuoco e agli uomini della Protezione Civile, stanno operando i tecnici della rete gas ma i tempi per il ripristino del metanodotto si annunciano lunghi. “Si dispone -si legge in una nota diramata dal Comune di Genova- che la cittadinanza non utilizzi il gas metano se non per cottura del cibo. Devono essere disattivati tutti gli impianti di riscaldamento centralizzati e autonomi nonché gli impianti di produzione di acqua calda. Si invitano tutti gli amministratori di condominio -prosegue la nota- a chiudere l’impianto centralizzato gas metano intervenendo sulla valvola di intercettazione o di richiedere l’intervento del manutentore”. “Tali misure -si legge ancora nella nota- si rendono necessarie per mantenere un adeguato livello della pressione nella rete di distribuzione del gas e, in questo modo, garantire l’erogazione indispensabile agli usi essenziali, come per gli ospedali e alla normale cottura domestica dei cibi. Il tempestivo spegnimento degli impianti a gas metano -conclude la nota dell’amministrazione genovese- consentirà di riprendere in sicurezza e con maggior rapidità il servizio non appena sarà riparata la condotta nazionale”.
