
Un attento monitoraggio delle autorizzazioni e una gestione piu’ oculata dovrebbe poi portare benefici anche a livello ambientale. Le reazioni al provvedimento sono state pero’ piuttosto negative. ”Difficile fare una previsione precisa sulle conseguenze che queste decisioni porteranno”, afferma Agostino Da Polenza, presidente del Comitato EvK2Cnr, che da anni realizza progetti di ricerca e tutela ambientale in alta quota. ”Oggi, su 500 persone che tentano la vetta dal versante nepalese, 450 fanno parte di spedizioni commerciali e quindi gia’ pagano 10.000 dollari. Questo 90% di persone che tentano la vetta non sono in grado oggi ne’ saranno domani di farlo senza il supporto delle agenzie e dell’ossigeno, per loro il discorso non cambia. Resta da capire, invece, se aumenteranno spedizioni di uno, due o tre alpinisti. In generale, mi preoccupano le conseguenze che l’aumento di ‘incapaci in libera uscita’ possono avere sull’ambiente”, spiega De Polenza in un articolo pubblicato sul nuovo numero on line dell’Almanacco della Scienza del Cnr. La salvaguardia ambientale e’ l’obiettivo che andrebbe traguardato quando si prendono simili provvedimenti: ”Il campo base dell’Everest”, prosegue Da Polenza ”fa gia’ i conti con cucine, infermerie, tende cibo, feci, cherosene e liquami di ogni genere prodotti da piu’ di 1.000 persone per sei mesi all’anno. Alcune regole esistono, ma molti problemi rimangono aperti. Per non parlare dei rifiuti che vengono lasciati dalle spedizioni sui campi alti”. Le nuove regole adottate dal Governo nepalese a riguardo dicono che ogni persona che salira’ oltre il campo base dovra’ portarsi indietro otto chili di spazzatura. ”Stiamo a vedere. Di certo quel che viene abbandonato sul ghiacciaio, prima o poi, riaffiora piu’ a valle. E questo puo’ portare a gravi conseguenze ambientali e sanitarie” , conclude il presidente di EvK2Cnr.