Misurare la dimensione o la forza degli eventi naturali è sempre stata una sfida per gli scienziati. Nel tempo essi hanno sviluppato la scala Richter per stimare l’energia liberata da un terremoto, la scala Saffir-Simpson per stimare il potenziale di un uragano, e la scala Fujita per valutare quanto distrugge un tornado. Queste scale sono utili per la comparazione di eveni diversi e per comprendere la quantità di danni che gli eventi di diverse dimensioni possono causare. Misurare però l’intensità di un’eruzione vulcanica è ben più impegnativo che raccogliere dati meteorologici o sismologici. I vulcani producono diversi tipi di eventi e in modi differenti. Alcuni di essi sono eruzioni esplosive, altre effusive. Nel 1982 venne sviluppata da Chris Newhall della United States Geological Survey e da Steve Sélf della University of Hawaii, l’indice di esplosività vulcanica (VEI). La scala consentiva di confrontare le diverse eruzioni vulcaniche presenti e passate. La caratteristica principale a cui si fa riferimento attraverso questa scala è il volume di materiale piroclastico espulso dal vulcano. È una scala indefinita che va da 0, per un’eruzione non esplosiva, (meno di 104 metri cubi di tefriti o materiale piroclastico, emesso), fino a 8, per eruzioni mega-colossali che possono emettere 1012 metri cubi di tefriti, con una colonna di cenere alta più di 25 km. Ogni intervallo di scala rappresenta un incremento di un fattore 10 nell’osservazione. Nulla vieta, qualora sia necessario, di utilizzare valori superiori a 8, ad esempio per la Caldera di La Garita. Una limitazione della VEI è che non tiene conto della densità dei materiali eruttati: ceneri vulcaniche, bombe vulcaniche e ignimbriti vengono considerate in egual modo. Inoltre la VEI non tiene conto della dimensione del potere eruttivo di un’eruzione.
In base a questa classificazione, l’eruzione del vulcano islandese Katla del 12 Ottobre 1918, venne classificata a VEI 4, tipica di un’eruzione sub-pliniana. Si è calcolato che una cinquantina di eruzioni hanno avuto un indice di VEI 8, capaci di produrre circa 1000 chilometri cubici o più di materiale. Tra questi l’esplosione del Toba (74.000 anni fa), di Yellowstone (640 mila anni fa) e del lago Taupo (26.500 anni fa). L’eruzione con il maggior volume di materiale espulso è da attribuire a quella di Wah Wah Springs di 30 milioni di anni fa, nel territorio che oggi è rappresentato dallo stato dello Utah. Si stima che quell’evento produsse più di 5500 chilometri cubi di materiale in una settimana. Oggi sarebbe classificata di VEI 8, ossia il grado più elevato tra le eruzioni documentate sino ad oggi. Può un supervulcano superare tale soglia? Probabilmente ciò è già accaduto, ma per scovarla bisognerebbe ritrovarla nei record geologici. Un’eruzione di tale portata, tuttavia, metterebbe in serio pericolo la vita sulla Terra.