Dopo anni di quiete in California la terra torna a tremare, tanto da far scoppiare nuovamente la psicosi del “big one” fra i californiani. Da diversi anni, nella California meridionale, non si registravano terremoti cosi intensi, come quello che nella prima mattinata di sabato 29 Marzo ha scosso l’area a sud-est di Los Angeles, con epicentro proprio a ridosso della città di La Habra. La magnitudo del sisma, di ben 5.1 Richter (nulla di rilevante per gli standard californiani), unita alla bassa profondità ipocentrale, di soli 2 km, ha determinato un forte scuotimento del terreno, che si è propagato sull’intera area di Los Angeles, dove gran parte degli edifici hanno subito evidenti oscillazioni, senza rimanere danneggiati, a parte lieve danni registrati solo attorno l’area dell’epicentro, attorno la città di La Habra. Il sisma è stato percepito fino a San Diego e nella contea di Ventura, secondo i dati raccolti dall’USGS. Vicino all’epicentro sono stati rilevati danni minori, come perdite di gas, vetri rotti, qualche crepa all’interno di alcune abitazioni e una frana. La scossa principale, di 5.1 Richter, è stata seguita da uno sciame di oltre 200 terremoti, di cui alcuni di magnitudo superiore a 4.0 Richter, tutti localizzati sullo stesso piano di faglia. In California l’ultimo terremoto distruttivo risale al 1994, quando una forte scossa di magnitudo 6.7 fece decine di vittime, migliaia di feriti e danni per 25 miliardi di dollari. Allora correva il 17 Gennaio del 1994, quando all’improvviso, un forte sisma, di ben 6.7 Richter, con epicentro nei pressi di Northridge, cittadina della periferia nordovest di Los Angeles, scuote nel cuore della notte l’intera California meridionale.

Nel 1987 una scossa di magnitudo 5.9 su questa stessa faglia ha fatto 8 morti e danni per 350 milioni di dollari, distruggendo numerose abitazioni. La faglia si estende per oltre 40 km, lungo i canyon della California meridionale, dove ne modella l’assetto geomorfologico, suddividendosi in tre differenti segmenti; quello di Los Angeles, Sante Fe e Coyote Hills. Un’altra caratteristica della faglia di Puente Hills è quella di essere “cieca”, ossia che agisce in profondità e non riesce a sbucare in superficie (a differenza della faglia di San Andreas che è superficiali). Ciò la rende ancora più imprevedibile e pericolosa, visto che scorre sotto aree densamente abitate, e dove basterebbe una scossa di poco sopra la soglia del danno per creare ingenti danni e gravi rischi per l’incolumità delle popolazioni locali, malgrado la presenza di edifici e strutture costruite secondo rigidissimi criteri antisismici (come prevedono le norme dello stato californiano). Secondo i vari studi dei sismologi statunitensi la Puente Hills fault può generare eventi tellurici anche violenti, sui 7.2 – 7.5 Richter, ma con tempi di ritorno molto ristretti, dell’ordine dei secoli, se non millenni, in caso di una rottura totale dell’intera struttura sismogenetica. Alcuni sismologi, secondo studi di paleosismologia, avrebbero ipotizzato che negli ultimi 11mila anni la faglia di Puente Hills si sia rotta almeno quattro volte, generando i terremoti più violenti nell’area dove oggi è ubicata la metropoli di Los Angeles (fondata dagli spagnoli nella seconda metà del 1700, ma divenuta città solo nel 1850).