
Una donna di 72 anni, con le ginocchia ‘vare’, ovvero ricurve e una grave artrosi che la fa zoppicare, sara’ la prima paziente che martedi’ prossimo verra’ operata dal Centro traumatologico ortopedico (Cto) degli Istituti clinici di perfezionamento (Icp) di Milano, mediante una nuova tecnica chirurgica computerizzata che si basa sull’uso del rivoluzionario robot ‘Rio’ e di protesi di ultima generazione. “Lo scopo dell’intervento – spiega Norberto Confalonieri, primario dell’Icp di Milano – e’ quello di togliere il dolore mettendo una protesi parziale, solo nel comparto mediale. Nel frattempo correggeremo anche la deformita’ artrosica e raddrizzeremo la gamba”. In questo modo “la protesi sostituira’ le cartilagini usurate – aggiunge Confalonieri – che procuravano dolore. Grazie al robot l’intervento sara’ meno invasivo, l’incisione piu’ piccola, la ripresa funzionale piu’ precoce. In 15 giorni la signora camminera’ senza stampelle. Dopo soli 3 giorni lascera’ il reparto e iniziera’ la riabilitazione. Il robot – osserva il primario – e’ pianificato da noi, per cui non puo’ sbagliare. Rimuove l’osso che abbiamo deciso noi e solo quello. Per impiantare la protesi crea uno spazio sufficiente per infilarla e correggere la deformita'”. Il robot Rio, prodotto dall’azienda americana Mako, e’ attualmente il sistema piu’ avanzato per l’applicazione di una protesi monocompartimentale di ginocchio. “Quest’anno – riporta la nota degli Icp – grazie alla presidenza dell’Associazione internazionale di chirurgia computer e robot assistita (Caos) detenuta da Norberto Confalonieri, e’ nata un’intensa collaborazione con i responsabili americani, fino a portare il robot al Cto, primo ospedale pubblico italiano ad usufruire di questa tecnologia”. “A partire dalla prossima settimana -prosegue la nota- il sistema robotico sara’ quindi utilizzato per l’applicazione delle protesi parziali di ginocchio, per risolvere la sofferenza delle persone affette da artrosi compartimentale, come appunto la signora che sara’ operata martedi'”. L’applicazione di protesi monocompartimentali non e’ molto diffusa nel mondo proprio perche’ sostituire una parte dell’articolazione e’ tecnicamente piu’ difficile rispetto alla sostituzione con protesi totali. Una sostituzione parziale richiede, infatti, una precisione maggiore, difficilmente ottenibile senza l’ausilio di strumenti computerizzati, e solo a fronte di una grande esperienza. “Il sistema Mako – conclude Confalonieri – non serve solo per le protesi mono, ma si caratterizza come una piattaforma che, in sala operatoria, sostituisce gli strumentari tradizionali per l’impianto di protesi dell’anca o del ginocchio. In pratica, in futuro, sara’ sufficiente questo robot per eseguire tutti gli interventi di protesi, con maggior precisione e senza la fatica che il chirurgo avverte dopo qualche ora di sala operatoria”.