
L’analisi di nuovi fossili di un antico gigante buono simile ad un gambero del periodo Cambriano (circa 485-540 milioni di anni fa) ha rivelato inediti dettagli sullo sviluppo dell’alimentazione marina a filtro. La creatura e’ un membro della famiglia degli anomalocaridi (Anomalocaris) generalmente collocati tra i predatori all’apice della catena alimentare. Lo studio pubblicato sulla rivista Nature suggerisce che questi “filtratori” siano tra i primi ad aver sviluppato evolutivamente questa abilita’ alimentare, durante l’esplosione della diversita’ animale del Cambriano. Una vasta gamma di predatori marini, come squali, razze e balene, hanno effettuato una transizione verso l’alimentazione a filtro, strategia che si e’ evoluta in modo indipendente in diverse specie e in piu’ momenti della storia della Terra. La ricerca dell’Universita’ di Bristol sui fossili della specie di “gambero” Tamisiocaris borealis, raccolti nella Groenlandia del nord, mostra come questa transizione sia avvenuta molto precocemente nella storia evolutiva degli organismi pluricellulari. Il Tamisiocaris borealis possedeva appendici frontali che utilizzava probabilmente come “pettini” per incamerare plancton dal mare. Le appendici erano costituite da spine finemente distanziate, ulteriormente divise in spine di dimensioni piu’ piccole, trappole efficienti per il plancton. La presenza di “filtratori” nel primo Cambriano suggerisce che ci fosse una elevata densita’ di plancton disponibile all’epoca, scoperta che permette di ipotizzare che l’ecosistema dell’epoca fosse piu’ complesso di quanto si ritenga oggi.