Spagna, il Piano Idrografico del fiume Ebro aggiunge un nuovo elemento di tensione fra Catalogna e Madrid

Desembocadura  rio ebroNegli ultimi tempi c’è tensione in Spagna fra la regione autonoma della Catalogna e lo stato centrale. La regione, il cui capoluogo è Barcellona, chiede infatti maggior autonomia da Madrid e dal 2010 è andato al potere del governo regionale un partito che chiede espressamente l’indipendenza. Adesso c’è un nuovo fattore di disaccordo fra la regione e lo Stato: la gestione delle acque del fiume Ebro, il più grande fiume spagnolo (il Tago è più lungo ma percorre anche un tratto in Portogallo).

Ieri infatti il Parlamento spagnolo ha approvato il nuovo Piano Idrografico del Rio Ebro, un documento che tutti gli stati membri dell’Unione Europea devono redigere.  Il documento si occupa fra le varie cose di gestire i flussi di acqua dei fiumi, in sostanza di stabilire quali portate vanno destinate all’uso industriale, agricolo, di produzione dell’energia elettrica, e quali devono restare invece come flusso fisso.

Si tratta di un lavoro non facile, specie in una paese come la Spagna dove specialmente nelle regioni del sud il problema della siccità è davvero molto grave e dove i fiumi non sono così numerosi come in altre nazioni dell’Europa continentale. Ecco che nel Piano Idrografico approvato ieri viene deciso di destinare una buona dose delle acque del fiume Ebro per l’irrigazione di alcune regioni da cui il fiume è bagnato, facendo arrivare alla foce (situata in Catalogna) una portata non inferiore ai 3200 ettometri cubi all’anno. Secondo il governo di Mariano Rajoy questa quantità soddisfa tutti i requisiti per non ridurre troppo la portata (il cosiddetto “minimo deflusso vitale”, sotto il quale l’ecosistema di un fiume ed anche i suoi equilibri idrochimici vengono sconvolti oltre ogni livello ammissibile). Secondo il governo della Catalogna però, la quantità di acqua che arriverebbe al delta (il famoso Delta del Ebro, protetto da un parco naturale), sarebbe troppo bassa: la soglia richiesta era addirittura il doppio, 7000 ettometri cubi l’anno.

Questo è bastato per far scoppiare un nuovo conflitto Stato-Regione. Il prossimo passo del governo catalano sarà un ricorso a Bruxelles, anche perché il Delta dell’Ebro è stato recentemente definito dall’UNESCO riserva naturale della biosfera, e una tale riduzione della portata sarebbe, secondo i contrari al piano, troppo dannosa per l’ecosistema.

Non è la prima volta che la gestione del fiume Ebro scatena proteste e malcontento. Nel 2001 venne proposto un Piano che prevedeva la deviazione di grossi quantitativi d’acqua verso il sud della Spagna, per soddisfare l’agricoltura locale con canali di irrigazione. Contro questa proposta si batterono quanti affermavano che le acque del fiume non sarebbero bastate per tutti e che si sarebbe provocata una catastrofe ambientale. Dall’altra parte le regioni meridionali tacciarono di egoisti gli oppositori. Alla fine si trovò una soluzione intermedia.

Purtroppo la gestione delle acque dei fiumi crea da sempre problemi fra popolazioni diverse, nazioni confinanti e regioni. Sempre rimanendo nella Penisola Iberica risulta ancora più complessa la gestione del fiume Tago, il cui percorso inizia in Spagna e termina in Portogallo. I problemi aumentano esponenzialmente nelle regioni dove la disponibilità d’acqua è scarsa.