La macchina climatica si è già messa in moto. Il fenomeno atmosferico di “El Niño” sta cominciando ad alzare il tiro lungo il Pacifico equatoriale. Proprio in questi giorni, analizzando le temperature delle acque superficiali del Pacifico equatoriale, sono emersi i primi segnali precursori sulla nuova fase di “El Niño” 2014, che avrà importanti ripercussioni climatiche su scala planetaria, con l’avvento di prolungati periodi siccitosi sul continente australiano e sulle isole più meridionali di Indonesia e Papua Nuova Guinea, mentre un sostanziale incremento di piovosità si andrà via via ad affermare fra le isole e i tanti atolli corallini del Pacifico centrale e sulle più aride coste di Ecuador, Peru e Cile, costantemente lambite dalla fredda “corrente marina di Humbold”, che inibisce l’attività convettiva nell’intera area. Tutto parte dal Sole che riscalda in modo costante i vasti spazi dell’oceano Pacifico tropicale e dell’oceano Indiano tropicale, facendo evaporare enormi quantità d’acqua. Quando l’acqua si condensa determinando le nuvole e la pioggia, rilascia un grande quantità di calore che fa di queste aree il principale motore che spinge la circolazione atmosferica planetaria.
In appena 30-60 giorni questa “onda Kelvin” si propaga dal Pacifico occidentale a quello orientale, spingendo un flusso di masse d’acqua molto calde che da Papua Nuova Guinea e dalle isole del Pacifico centrale si muove in direzione delle coste americane. Quando questa “onda di Kelvin” colpisce la costa del Sud America, in prossimità dell’Ecuador e della costa peruviana, l’acqua calda impatta sopra il ramo principale della fredda “corrente marina di Humbold”, che dai mari sub-antartici risale fino alle isole Galapagos bordando tutta la costa sud-americana, dal Cile al Peru e all’Ecuador meridionale. L’incontro con la fredda “corrente marina di Humbold” provoca una brusca deviazione verso nord del flusso di masse d‘acqua molto calde provenienti dal Pacifico, creando una vasta area di acque calde in superficie che si distende verso il golfo di Panama e le coste pacifiche dell’America centrale. Questa corrente di acque calde, spinte dall’”onda di Kelvin”, può propagarsi fino alle coste del Messico settentrionale e della California, causando un impennata delle precipitazioni nelle suddette aree costiere, visto la maggior quantità di calore latente messo a disposizione dalla superficie oceanica.
L’arrivo dell’onda di solito viene preannunciato dall’anomalo riscaldamento della superficie oceanica riscontrato dalle oltre 70 boe oceanografiche, gestite dal NOAA (con l’aiuto del Giappone, Corea, Taiwan, e Francia), piazzate lungo l’intera larghezza dell’oceano Pacifico, da Papua Nuova Guinea fino alle coste dell’Ecuador. I sensori di temperatura sono posti a diverse profondità lungo le boe oceanografiche e sono quindi in grado di registrare la temperatura sotto la superficie dell’acqua, a diverse profondità. Tali sensori inviano i loro dati in tempo reale, tramite il satellite, ai computer della NOAA che verificano successivamente la qualità dei dati inviati. Se si riscontra che nel giro di 3 mesi le temperature delle acque superficiali del Pacifico orientale sono aumentate di oltre i +1.5°C, rispetto le medie stagionali, allora è chiaro che il fenomeno di “El Nino” è partito, con tutte le conseguenze teleconnessive su scala planetaria. In questi mesi l’attivazione del’“onda di Kelvin”, partita dal Pacifico occidentale, sta continuando a spingere in direzione del Pacifico centro-orientale masse d’acque molto calde, che stanno provocando un brusco riscaldamento superficiale del Pacifico equatoriale centro-orientale. Il proseguo del fenomeno di “El Nino”, soprattutto per quel che concerne la sua intensità, dipenderà dalle anomalie riportate dalla “Madden-Julian oscillazione”, che dall’oceano Indiano orientale e mari poco a nord degli arcipelaghi indonesiani, dove è in atto un notevole rinvigorimento dell’attività convettiva, tende a spostarsi verso l’Indonesia e il Pacifico occidentale.
