Come abbiamo avuto modo già di parlare qualcosa sta cominciando a mutare sullo scenario climatico planetario. Difatti, proprio nelle ultime settimane, si rafforza l’ipotesi di un ritorno del fenomeno di “El Nino”, che riacquisterà sempre più terreno lungo il Pacifico equatoriale nel corso della prossima stagione primaverile. “El Niño”costituisce la parte più propriamente oceanica del fenomeno, ma a questo risulta accoppiato un complesso sistema di circolazione atmosferica, meglio nota come “Southern Oscillation”. La fenomenologia completa è perciò nota con il termine di “El Niño Southern Oscillation” (oscillazione meridionale “El Niño“). La parte atmosferica del fenomeno invece fa riferimento alla cosiddetta circolazione di Walker. Questa circolazione vede la formazione di un estesa cintura di bassa pressione che si distende lungo tutto il Pacifico equatoriale centro-orientale, a causa del graduale surriscaldamento delle acque superficiali oceanica. “El-Niño”inizia cosi ad insorgere a causa del surriscaldamento delle acque superficiali oceaniche del Pacifico orientale che, a sua volta, determina un notevole incremento dell’attività convettiva su tutto il Pacifico centro-orientale, modificano a loro volta la circolazione equatoriale dei venti, con l’allentamento degli Alisei, e delle correnti oceaniche.
In questo caso lo sviluppo del fenomeno di “El Nino” è legato alla formazione di una vasta area di acque molto calde, sul Pacifico centro-occidentale, con anomalie termiche positive di +1,5°C +2.0°C, che va a contrastare con le acque molto più fredde presenti sul Pacifico orientale, nel tratto di oceano antistante le coste di Cile, Peru ed Ecuador, dove agisce il ramo principale della fredda “corrente marina di Humboldt” (alimentata dal flusso dell’Aliseo di SE che risale il Pacifico sud-orientale). Questo notevole “gradiente termico”, fra il settore centro-occidentale e quello orientale dell’oceano Pacifico, può innescare una “onda Kelvin” che si propaga verso est, seguendo un ciclo di oltre 30-60 giorni, con la liberazione di una intensa quantità di calore latente sprigionato dall‘intensa attività convettiva legata proprio alla “MJO“. Negli ultimi 2 anni le acque superficiali del Pacifico centro-occidentale hanno subito un drastico riscaldamento, tanto da raggiungere temperature insolitamente alte, oltre i +30°C +31°C, fra le Filippine, l’arcipelago indonesiano, le coste dell’Australia settentrionale e il tratto di oceano attorno a Papua Nuova Guinea. Del resto non è un caso se nell’ultimo anno, proprio sul Pacifico occidentale, nel tratto di oceano a nord di Papua Nuova Guinea, la presenza di questa ingentissima quantità di calore latente, ceduta all’atmosfera dall’oceano, ha favorito lo sviluppo di cicloni tropicali e di tifoni molto violenti. Su tutti spicca il super-tifone “Haiyan” che nel Novembre del 2013, dopo essersi sviluppato sui caldi mari che circondano gli atolli della Micronesia, transitando su un ampio tratto di acque oceaniche molto calde e profonde, a nord di Papua Nuova Guinea, si è rapidamente trasformato in uno dei cicloni tropicali più potenti mai osservati sulla Terra, effettuando il “landfall” sugli arcipelaghi centrali delle Filippine mantenendo la 5^ categoria della Saffir-Simpson, con venti ad oltre i 300 km/h che sono stati capaci di estirpare la lussureggiante vegetazione nella parte orientale dell’isola di Leyte.
