Oggi, 25 aprile, ricorre il 69° esimo anniversario della Festa della Liberazione; dell’”Anniversario della Liberazione d’Italia”, dell’”Anniversario della Resistenza”…tutti nomi, questi, che descrivono l’epilogo di una triste pagina di storia, iniziata con la Marcia su Roma del 1922 e culminata nella violenza della guerra civile, che vide contrapposti i fascisti della Repubblica Sociale Italiana, vicini alla Germania nazista di Hitler, e la Resistenza partigiana che, supportata dagli Alleati, entrò vittoriosa nelle principali città italiane. Certo, il tempo sfuma i ricordi e oggi gran parte delle nuove generazioni tende a riconoscere nel 25 aprile solo la fine della Seconda Guerra Mondiale, la sconfitta militare della Germania nazista e l’ingresso nelle nostre città delle armate anglo-americane, accolte festosamente dalla popolazione; un momento di festa popolare, quasi di folklore, per la fine di un incubo.
Il 25 aprile però, va ben oltre, segnando il culmine del risveglio della coscienza nazionale e civile italiana, impegnata nella riscossa contro gli invasori, è il riscatto morale di un’importante parte della popolazione italiana dopo il 20ennio di dittatura fascista. Alla Liberazione dell’Italia dalla dittatura si potrà arrivare grazie al sacrificio di tanti giovani, ragazzi e ragazze che, pur appartenendo ad un ampio ed eterogeneo schieramento politico (dai comunisti, ai militari monarchici, passando per i gruppi cattolici, socialisti ed azionisti) si chiamavano con un solo nome: Partigiani e combatterono al fianco di molti soldati, provenienti da Paesi diversi e lontani, dagli Stati Uniti all’Australia, senza dimenticare Inglesi e Francesi, ma tutti accolti come Alleati. La stessa storia dell’Italia Repubblicana ha radici solide nell’esperienza dell’Antifascismo che Piero Calamandrei definì “quel monumento che si chiama ora e sempre Resistenza”, descritto più volte e da più parti come “un secondo Risorgimento i cui protagonisti furono le masse popolari” (S.Pertini). La Resistenza doveva divenire il “mito fondatore” su cui basare la Repubblica Democratica, figlia della stessa esperienza partigiana. La Festa della Liberazione è pertanto l’inizio di un nuovo percorso che porterà alla nascita della Repubblica Italiana, frutto del libero e democratico voto del popolo, col referendum del 2 giugno 1946.
Ma perché proprio il 25 aprile? E’ il 25 aprile di 69 anni fa che l’esecutivo del Comitato di liberazione nazionale dell’Alta Italia, presieduto da Luigi Longo, Emilio Sereni, Sandro Pertini e Leo Valiani proclamò ufficialmente l’insurrezione e contemporaneamente ebbe inizio la ribellione di Milano. La liberazione effettiva di tutto il Nord Italia viene completata solo negli ultimi giorni di aprile. Ma il 25 divenne subito la data simbolo della fine della guerra e del regime nazi-fascista. Il 28 aprile Benito Mussolini e Clara Petacci furono catturati e fucilati, il 29 aprile le truppe alleate entrarono a Milano, l’8 maggio le forze armate tedesche firmano la capitolazione. Il 25 aprile deve essere per tutti un giorno di riflessione, preoccupandosi non tanto di condannare moralmente quanto è accaduto, ma piuttosto chiedendosi perché è potuto accadere. Mussolini ha avuto il “merito” di capire che, dopo la 1° Guerra Mondiale, c’era un nuovo soggetto con il quale fare i conti: l’opinione pubblica. Conclusa la guerra, quell’opinione pubblica era un soggetto ormai consolidato: nessuno voleva tornare nei limiti angusti del proprio lavoro e della propria abitazione, rinunciando alla dimensione partecipativa nella quale si era riconosciuto negli anni drammatici della guerra.
Mussolini aveva capito che, dopo il 1918, per affermare un regime autoritario non bastava più la forza: occorreva il consenso, la capacità di conquistare l’opinione pubblica. E’ da qui che nasce il modello di Stato totalitario, fondato su tre elementi: la violenza, il controllo dell’informazione ottenuto tacendo la verità; la non corrispondenza tra realtà e rappresentazione… uno dei motivi per cui ancora oggi, nei più anziani, è radicata la falsa idea di un colonialismo civilizzatore e buonista. Chiediamoci poi dove sono accaduti orrori che suscitano ancora oggi indignazione a angoscia come i forni crematori e le camere a gas. Sono accaduti nella Germania del 1940; il Paese al mondo con il più alto tasso di alfabetizzazione, dove si erano formati intellettuali come Bertoldt Brecht, letterati come i fratelli Mann, scienziati come Albert Einstein. In quel mondo intellettuale così raffinato e colto, il caporale Hitler è stato seguito da milioni di tedeschi che, per convinzione, per indifferenza, per paura o per complicità, ne hanno accettato le scelte più aberranti sino alla fine. Chiediamoci anche come è avvenuto tutto questo. Il sistema concentrazionario nazista e le sue vergogne sono figli, purtroppo, della ragione applicata allo sterminio. I forni crematori sono stati progettati da ingegneri, i gas letali sono stati proposti da chimici, il processo di spersonalizzazione dei deportati è stato studiato da psicanalisti, l’ossessione geometrica di campi come Birkenau è stata dise gnata da urbanisti.
Sta in tutte queste domande e risposte la forza inquietante del Totalitarismo, in grado di trasformare cittadini democratici (gli italiani dell’Età liberale, i tedeschi della Repubblica di Weimar, in un esercito di oppressori, dato che per commettere il male non è necessario essere cattivi. Basta semplicemente essere stati educati in modo da scambiare il bene con il male, la giustizia con l’ingiustizia. La Resistenza, quindi, ha dato all’Italia del Dopoguerra le ragioni del riscatto. E, se come tutti i momenti storici presenta luci ed ombre, sia che la si intenda come “segno della libertà”, che come “rivoluzione interrotta”, il suo bersaglio fu senza ombra di dubbio la dittatura nazifascista. Dal punto di vista normativo, l’art 1 del Decreto legislativo del 22 aprile 1946, recita: “A celebrazione della totale liberazione del territorio italiano, il 25 aprile 1946 è dichiarato Festa Nazionale”. Si parla espressamente di “Anniversario della Liberazione” e di “Festa Nazionale”. La legge n°260/ 27 maggio 1949 (Disposizioni in materia di ricorrenze festive), all’art 2 dispone: “Sono considerati giorni festivi, agli effetti della osservanza del completo orario festivo e del divieto di compiere determinati atti giuridici, oltre al giorno della festa nazionale (2 giugno), i giorni seguenti:…. • il 25 aprile: anniversario della liberazione ecc.”.
