Abbandonata da tutti, dalla Chiesa, dallo Stato, dalle istituzioni locali. E’ quanto denuncia Orsola Migliaccio ad otto anni esatti dalla tragedia, la frana del monte Vezzi, che le porto’ via suo marito Luigi Buono e le figlie Anna, Maria e Giulia. ”Sono rimasta sola”, queste le prime parole di una donna distrutta, di una madre e di una moglie che da quel 30 Aprile 2006 non riesce a trovare pace. Parole che risuonano nell’angusto container in cui e’ costretta a vivere in via Michele Mazzella, negli spazi dell’ex Camping, ad Ischia Porto. Durante i funerali nel palazzetto dello sport l’allora Vescovo di Ischia, Strofaldi, promise di non lasciare sola Orsola. ”Nessuna mi ha aiutata, neanche la Chiesa”, spiega la donna. Che racconta anche la latitanza della politica ischitana: ”A piu’ riprese sono andata dal sindaco a chiedere una casa, ma non e’ stata mai trovata una soluzione. Nel tempo – aggiunge – sono stata invitata a trovarmi da sola una abitazione. Una volta individuata, mi assicurarono che avrebbero pensato loro all’affitto. E invece sono rimasta qui, in questo container di ferro”. All’orizzonte pare pero’ esserci uno spiraglio di luce con la Regione che si appresta ad approvare il terzo progetto in favore della riqualificazione della zona sottostante il Monte Vezzi. Un progetto che prevede la realizzazione di 19 appartamenti da destinare alle famiglie sfollate in via definitiva dalle proprie abitazioni. L’intenzione della signora Migliaccio, nonostante tutto, rimane quella di allontanarsi da Via Michele Mazzella: ”Voglio andarmene, non e’ umano vivere in un una struttura in ferro. Non ho alcuna intenzione di morire qui”.
Accadde oggi: 8 anni fa la tragedia del Monte Vezzi a Ischia
