Quella di domani a Roma sarà la giornata dei quattro Papi. Simbolo forte nell’era di un Pontefice, Jorge Mario Bergoglio, che ha parlato senza mezzi termini, nell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium, della necessità di “conversione del papato“.
Giovanni Paolo II è divenuto beato e poi santo in tempi molto rapidi. Pochi mesi dopo la morte si è aperta la sua causa di beatificazione, grazie a una dispensa di Benedetto XVI. Alla fine, il primo maggio del 2011, sei anni dopo la morte, il Papa tedesco lo ha proclamato beato. Papa Bergoglio ha poi deciso la canonizzazione di Giovanni Paolo II.

Singolare destino quello di Angelo Roncalli, il Papa del Concilio vaticano II, deciso a dialogare con la modernità mandando in cantina l’epoca degli anatemi, amato anche fuori dal perimetro della cattolicità. Nel suo percorso verso l’onore degli altari è sempre stato “accoppiato” a Pontefici che hanno incarnato un’idea più identitaria della Chiesa. Paolo VI decise di avviare il processo di beatificazione di Giovanni XXIII assieme a quello di Pio XII, che nel frattempo ancora non è divenuto beato. Per volontà di Giovanni Paolo II Roncalli è poi divenuto beato lo stesso giorno di Pio IX, il Papa anti-modernista, il tre settembre del 2000. Ora diventa santo assieme al Papa polacco. Il Papa argentino ha scelto di canonizzarlo con una procedura straordinaria, “pro gratia”, senza cioè l’accertamento di un secondo miracolo dopo quello per la beatificazione (la guarigione nel 1966 a Napoli di suor Caterina Capitani).
Sarebbe improprio definire Wojtyla un Papa “di destra” e Roncalli un Papa “di sinistra”. Lo riprova la reazione stizzita che i lefebvriani, gruppo cattolico scismatico e ultratradizionalista, hanno dedicato ad entrambi i Papi santi: “Come sarà possibile – ha scritto di recente il superiore della fraternità oltranzista, mons. Bernard Fellay – proporre a tutta la Chiesa come esempi di santità, da una parte l`iniziatore del Concilio Vaticano II e, dall’altra, il Papa di Assisi e dei diritti dell’uomo? Il dilemma più grave poi consisterà nel dare pubblicamente una sorta di riconoscimento di autenticità cattolica senza precedenti a un tale Concilio: come sarà possibile garantire con il sigillo della santità i suoi insegnamenti che hanno ispirato tutta la condotta di Karol Wojtyla e i cui frutti nefasti sono l’indice inequivocabile dell’autodistruzione della Chiesa?”. Di certo, però, i due Pontefici hanno impersonato, anche a causa del frangente storico nel quale vissero, due idee diverse di Chiesa. Preoccupato di aggiornare il magistero e di dialogare con il mondo, Giovanni XXIII, campione di una Chiesa che si opponeva al comunismo, alla secolarizzazione, alle derive del capitalismo, Giovanni Paolo II. Con decisioni, prese di posizione, discorsi che spesso spiazzavano il loro entourage, suscitavano reazioni e resistenze nella Curia romana, li stagliava come personalità magari controverse ma di statura decisamente maggiore rispetto a chi li circondava.
Canonizzandoli insieme, Jorge Mario Bergoglio sottolinea che la Chiesa ha saputo esprimersi con accenti e personalità differenti. Il Papa chiamato “quasi dalla fine del mondo” per riorganizzare la Curia romana e rilanciare la fede cattolica ha come piorità del suo pontificato la riforma della Chiesa. Riforma degli organigrammi, riforma degli stili di vita, riforma della pastorale, al fine di mettere le basi per una Chiesa meno autoreferenziale, meno romano-centrica, più missionaria. “Preferisco una Chiesa incidentata che malata“, ha detto più volte. “Oggi possiamo chiedere allo Spirito Santo che ci dia la grazia di dare fastidio alle cose che sono troppo tranquille nella Chiesa“, ha detto una mattina in una messa a Casa Santa Marta. E ai ragazzi argentini incontrati alla Giornata mondiale della gioventù di Rio de Janeiro, la scorsa estate: “Fate chiasso, fate casino, smuovete la Chiesa“. La riforma, la “conversione”, secondo Bergoglio, non riguarda solo questioni come gli scandali della pedofilia o dello Ior, i temi controversi della comunione ai divorziati risposati o dell’omosessualità, il rapporto dei sacerdoti col denaro o la formazione nel seminario (non pu essere un “rifugio” per chi ha “problemi psicologici” e se un candidato al sacerdozio non ha vocazione è meglio che abbia il “coraggio” di “cercare un’altra strada“). Ma investe lo stesso papato. Non sarà forse il Papa argentino, che pure – raccontano – ha accarezzato l’idea di trasferirsi a San Giovanni in Laterano, a smontare la “corte” vaticana. Ma di certo Jorge Mario Bergoglio sta modificando, giorno dopo giorno, la stessa figura del Papa. Uno choc che accompagna al tributo nei confronti dei suoi predecessori.
CHIESE APERTE PER LA ‘NOTTE BIANCA’ DI VEGLIA – Stasera, vigilia della celebrazione, la diocesi di Roma promuove una vera ‘notte bianca’ di preghiera in alcune chiese del Centro storico, in cui sara’ possibile pregare in diverse lingue e confessarsi. Tra queste, la chiesa di Sant’Agnese in Agone, quella di San Marco al Campidoglio, Sant’Andrea della Valle e San Giovanni in Laterano.
QUATTRO AREE AGGREGAZIONE OLTRE SAN PIETRO – Non solo San Pietro, via della Conciliazione e i giardini di Castel Sant’Angelo. A disposizione dei fedeli sono state allestite quattro altre grandi aree di aggregazione, raggiungibili in bus navetta, con maxischermi che trasmetteranno la cerimonia in varie lingue. Si tratta di via dei Fori Imperiali, Santa Maria Maggiore, piazza Farnese e piazza Navona.
NUMERI DI ‘SERVIZIO’ – I volontari della Protezione civile si occuperanno di supportare la folla, ad esempio distribuendo circa 4 milioni di bottigliette gratuite di acqua. Nella zona intorno al Vaticano, in particolare a ridosso del colonnato, sono collocati circa 1.000 bagni chimici la cui igiene e’ garantita da una presenza massiccia di personale dell’Ama. Per consentire una partecipazione totale della citta’ all’evento, sono 18 i maxischermi allestiti in vari punti del territorio, dal Centro all’aeroporto di Fiumicino. In piazza San Pietro saranno presenti oltre 5mila sacerdoti che concelebreranno la funzione con Papa Francesco, mentre saranno diverse centinaia i preti e i diaconi che distribuiranno la comunione in mezzo alla folla. Oltre 1 milione e 200mila, infine, le immagini dei Papi santi da distribuire ai fedeli e messe a disposizione dall’Opera romana pellegrinaggi.