“Un delfino in cattività – continua Caporale – è vittima di stress per lo sfruttamento continuo negli spettacoli in spazi ridotti; ha vita breve, muore entro 2/5 anni dalla cattura. Un delfino in natura vive 30/40 anni, nuota libero alla velocità di 45 km l’ora e s’immerge fino a 200 metri. Sembra che sorridano sempre e siano felici, anche quando si trovano nei delfinari; in realtà è solo la conformazione della loro mascella. Studi scientifici provano che queste specie non sono adatte alla vita in vasca ed il semplice fatto di costringerli a trascorrerla in questo modo costituisce un maltrattamento aggravato. Agli italiani non fanno sapere che durante la cattura dei delfini in media sopravvive solo un esemplare su 4! Invitiamo dunque a boicottare i delfinari, luoghi di maltrattamento. In Italia ci sono 5 delfinari attivi: uno, quello di Genova, non utilizza gli animali per spettacoli, gli altri quattro (Delfinario di Fasano, Oltremare di Riccione, Zoomarine e il Delfinario di Rimini) utilizzano i delfini e altre specie per spettacoli “d’intrattenimento”. Questi luoghi non hanno scopi scientifici, di educazione, di conservazione (come dovrebbe essere ai sensi del Decreto Ministeriale 73/2005), ma sono dei veri e propri luoghi di sfruttamento e maltrattamento degli animali, che in natura svolgono una vita totalmente diversa. Il 60% dei delfini utilizzati sono catturati in natura: nascono liberi! Di questi, alcuni muoiono durante il viaggio, altri entro pochi anni dall’arrivo al delfinario. Le cause?? Scarsa igiene delle vasche, stress da spettacoli innaturali, ininterrotti, tra rumori assordanti (musica, applausi, urla del pubblico …), svolti in spazi troppo ristretti per la loro natura di nuotatori, depressione. Il delfino è una delle poche specie che si lascia morire (smette di mangiare, si ferisce …) pur di porre fine alle sofferenze.”
Ambiente: al via la campagna “Una vita ridotta così”
