
L’abbondanza di piccioni nel centro di Ravenna e’ da ricondurre alla mancata vigilanza del Comune romagnolo. Lo sostiene Alvaro Ancisi, capogruppo della lista civica d’opposizione ‘Per Ravenna’, che in un’interrogazione con richiesta di risposta scritta sui danni prodotti ‘dall’incontrollata proliferazione dei piccioni’ ha chiesto “se e come il sindaco intende operare” in proposito. “Sulla base dei risultati di un’indagine commissionata dalla Provincia di Ravenna circa i danni del colombo di citta’, o piccione domestico”, nella quale “si evidenziano una sessantina di malattie veicolate da pericolosi ectoparassiti” – ha scritto Ancisi – a fine gennaio “la Giunta provinciale ha deliberato di intensificare le azioni programmate” per “contrastare il fenomeno”. Ma se sui territori extra-urbani “la Provincia attua direttamente un proprio piano di controllo”, nelle citta’ “definisce il piano affidandone la gestione, con i relativi costi, ai singoli Comuni, che si avvalgono di ditte specializzate o di proprie societa’ partecipate”. Ovvero “Azimut nel caso del Comune di Ravenna”. Per Ancisi, dunque, “se oggi a Ravenna esistono problemi igienico-sanitari e di decenza, soprattutto nel centro storico, dovuti alla presenza esorbitante dei piccioni, le cause e le responsabilita’ devono esserne addebitate alla latitanza del Comune rispetto alle azioni di controllo”. Allo stesso tempo la polizia Municipale “dovrebbe vigilare sul rispetto delle norme in vigore che impongono il divieto di alimentare questi volatili”. Del resto – ha concluso Ancisi – “il decoro di una citta’ che aspira a diventare Capitale europea della cultura non e’ compatibile con l’omissione di ogni intervento”.