Sei mesi di sospensione dalle attivita’ sportive non sono abbastanza per permettere al cervello dei calciatori di guarire completamente dai traumi prodotti dai colpi di testa, anche in assenza di infortuni evidenti, secondo un nuovo studio condotto da Jeffrey J. Bazarian della University of Rochester (Usa) pubblicato sulla rivista Plos One. L’intervallo previsto per il recupero e’ troppo breve, sostiene lo studio, ed espone i giocatori ad un rischio maggiore di subire ulteriori lesioni cerebrali durante le stagioni calcistiche successive. “Non vogliamo essere allarmisti ma sei mesi di riposo potrebbero non essere sufficienti per tutti i giocatori – ha spiegato Bazarian – a maggior ragione se si considera che in realta’ durante i periodi di pausa molti calciatori non sono affatto a riposo ma continuano ad allenarsi e a prepararsi per l’anno successivo”. Le scansioni cerebrali hanno rivelato cambiamenti coerenti con lievi lesioni cerebrali in circa la meta’ dei calciatori coinvolti (dieci in totale) a conclusione della stagione e dopo sei mesi di riposo. Analizzando i campioni di sangue dei giocatori e’ emerso che livelli elevati di marker infiammatori sono associati al mancato recupero del cervello, anche dopo la pausa. I fattori determinanti il recupero, genetici o alimentari che siano, non sono ancora stati identificati. Un’idea per rendere in ogni caso il calcio piu’ sicuro sarebbe, evidenzia la ricerca, stabilire una soglia massima di colpi di testa ad una certa forza per stagione, oltre la quale il cervello rischia di sviluppare alterazioni. Il monitoraggio del gruppo di calciatori ha permesso di scoprire che il cervello inizia ad apparire diverso quando i giocatori subiscono da 10 a 15 impatti con la testa ad una accelerazione angolare che supera i 6000 rads/sec2. Quando una persona sposta la testa in su e in giu’ il piu’ velocemente possibile produce una accelerazione angolare di circa 180 rads/sec2.
