“El Nino” 2014 si prepara ad entrare in scena lungo il Pacifico equatoriale. Negli ultimi giorni il progressivo rinforzo dell’attività convettiva, lungo il Pacifico centro-occidentale, è da impuntare principalmente a due diversi fattori, come il lento spostamento verso est della cosiddetta “Madden Julian Oscillation” (“MJO”), ed il contemporaneo riscaldamento, significativo, delle acque superficiali del Pacifico centro-occidentale, indotto sia dall’avanzamento verso est dell’”onda di Kelvin” che precede il nuovo “El Nino” 2014, che dai “Westerly wind bursts”, una sostenuta ventilazione occidentale, attiva sulla coda ovest della “MJO”, che dai mari attorno Papua Nuova Guinea si spinge in direzione dei Kiribati e degli atolli del Pacifico centrale. Questi venti occidentali, che dalla seconda settimana di Marzo si sono attivati fra Papua Nuova Guinea e le isole Salomone, sono in grado di trasferire dal Pacifico occidentale al Pacifico centro-orientale un’“onda di Kelvin“, che in questo caso va identificata come una grande striscia di acque molto calde, che scorrono ad una profondità di circa 150 metri, lungo una direttrice ovest-est. Questa onda può essere osservata in superficie da un leggero aumento in altezza della superficie del mare, di circa 8 cm, e un sensibile aumento delle temperature delle acque superficiali su un’area estesa per diverse centinaia di miglia. Ma negli ultimi giorni l’attività convettiva, legata al progressivo riscaldamento delle acque superficiali oceaniche, è in decisa crescita anche nell’area della Melanesia e Polinesia, dove cominciano a svilupparsi i primi grossi “Clusters temporaleschi” a ridosso della linea di cambiamento data (che taglia in due il Pacifico).
Segnale tangibile che la “MJO” continua gradualmente ad evolvere sul Pacifico centro-occidentale, spostando il cuore della convenzione ad est dell’area indonesiana, fra Papua, le isole Salomone e gli atolli corallini di Melanesia e Polinesia, pronti a risentirne per un notevole incremento di piovosità. L’enorme striscia di acque caldissime, dilagando sopra la superficie del Pacifico equatoriale, nel corso dei prossimi giorni e delle prossime settimane tenderà a contrastare con le acque superficiali più fredde, ancora preesistenti sul Pacifico orientale, dove tuttora resistono anomalie termiche negative, specie nel tratto di oceano antistante le coste dell’Ecuador e del Peru. La presenza di acque superficiali ancora fredde, sul Pacifico orientale, è imputabile al fenomeno dell’”Upwelling” prodotto dall’Aliseo di SE che soffia costantemente sul Pacifico sud-orientale, a largo delle coste peruviane ed ecuadoregne, dove troviamo attiva una moderata ventilazione da S-SE, che dal golfo di Arica risale l’intera costa peruviana, bordandola fino alla città di Talara.
