
Molto probabilmente, il nome Quaresima risale al tedesco antico ed è riconducibile al termine primavera; stagione che riporta la luce dopo un inverno cupo, accogliendo il risveglio degli animali dal letargo e il rifiorire di flora e fauna; uno status che coinciderebbe con la Pasqua, la vittoria della vita per mezzo del miracolo della Resurrezione sulle tenebre e la morte. In passato, il periodo della Quaresima era particolarmente sentito dai fedeli, che rispettavano rigorosamente gli obblighi di astensione dai piaceri umani e carnali imposti dalla Chiesa per predisporre il proprio animo alla comprensione del travaglio di Cristo. E stato così fino alla prima metà del 1960, quando il Concilio Vaticano II rivedette le antiche tradizioni della Quaresima praticata fin dai tempi del Concilio di Nicea, alleggerendo i divieti, le penitenze e i vincoli d’astensione.
Il digiuno rituale della Quaresima, in particolare, è il segno del vivere cristianamente la Parola di Dio, dato che non digiuna veramente chi non sa nutrirsi della Parola di Dio, sull’esempio di Cristo che disse: : “Mio cibo è fare la volontà del Padre”; è segno della volontà cristiana di espiazione, come afferma san Giovanni Crisostomo: “Non digiuniamo per la Pasqua, né per la croce, ma per i nostri peccati, … “; è segno dell’ astinenza cristiana dal peccato, come dice il vescovo sant’Agostino: “Il digiuno veramente grande, quello che impegna tutti gli uomini, è l’astinenza dalle iniquità, dai peccati e dai piaceri illeciti del mondo, …”. Sintetizzando: la mortificazione del corpo è segno della conversione dello spirito. Subito dopo il Concilio Vaticano II, il Papa Paolo VI ha emanato, il 17 febbraio 1966, una Costituzione apostolica Paenitemini, enunciando il principio secondo cui “la vera penitenza non può prescindere in nessun tempo da un’ascesa anche fisica” ; ricordando che “la necessità della mortificazione del corpo appare chiaramente se si considera la fragilità della nostra natura, nella quale, dopo il peccato di Adamo, la carne e lo spirito hanno desideri contrari tra loro”. Il 4 ottobre 1994, la Conferenza episcopale italiana ha emesso disposizioni normative in base alle quali la legge del digiuno “obbliga a fare un unico pasto durante la giornata, ma non proibisce di prendere un pò di cibo al mattino e alla sera, attenendosi, per la quantità e la qualità, alle consuetudini approvate” ; la legge dell’astinenza proibisce l’uso di carni, come pure dei cibi e delle bevande che, a un prudente giudizio, sono da considerarsi particolarmente ricercati e costosi; il digiuno e l’astinenza devono essere osservati il mercoledì delle ceneri e il venerdì della passione e morte del Signore nostro Gesù Cristo; sono consigliati il sabato santo sino alla veglia pasquale; l’astinenza deve essere osservata in tutti e singoli i venerdì di Quaresima, a meno che coincidano con un giorno annoverato tra le solennità (come il 19 e il 25 marzo); in tutti gli altri venerdì dell’anno, a meno che coincidano con un giorno annoverato tra le solennità, si deve osservare l’astinenza nel senso detto oppure si deve compiere qualche altra opera di penitenza, di preghiera, di carità; alla legge del digiuno sono tenuti tutti i maggiorenni sino al 60° anno iniziato; alla legge dell’astinenza coloro che hanno compiuto il 14° anno di età; dall’osservanza dell’obbligo della legge del digiuno e dell’astinenza può scusare una ragione giusta, come ad es. la salute. Inoltre, il parroco può concedere la dispensa dall’obbligo di osservare il giorno di penitenza, oppure commutare in altre opere pie”.
