
Il team della missione Curiosity ha osservato lampi di luce nelle foto riprese dal rover sul pianeta rosso. Senza scomodare civiltà aliene o teorie cospirative, i ricercatori della NASA cercano di fornire una spiegazione plausibile, fondata sull’esperienza acquisita. “Una tra le possibilità è che la luce sia il riflesso di una roccia colpita dai raggi solari“, sostiene Justin Maki del Jet Propulsion Laboratory della NASA a Pasadena, in California. “Le foto – aggiunge – sono state scattate in pieno giorno, quando il Sole era nella stessa direzione del punto luminoso, ad ovest/nord-ovest dal rover“. Il team sta inoltre valutando la possibilità che i punti luminosi possano dipendere dai dispositivi sensibili alla luce utilizzati dalla fotocamera, com’è già successo in precedenza con altre fotocamere. Ma a prescindere dalla causa, il fenomeno è tutt’altro che raro. Il Mars Science Laboratory, meglio conosciuto come il rover Curiosity, invia migliaia di immagini sulla Terra del pianeta rosso, e questi inconvenienti capitano ogni settimana. Di tutt’altro parere gli appassionati di UFO, i quali sostengono che queste siano prove dell’esistenza di vita aliena. Ma questa è un’altra storia.
Marte è da tempo immemorabile il pianeta che ha ispirato maggiormente intere schiere di osservatori circa la possibilità di altre forme di vita. Il suo clima, la sua orografia e i suoi effetti ottici dovuti a strumentazioni non adeguate, hanno da sempre ispirato romanzi di fantascienza, pellicole cinematografiche e libri. Da qui il termine “marziani” per indicare forme di vita aliene. Ma le ultime osservazioni condotte dai rover hanno mostrato un pianeta desolato, privo di qualsiasi traccia di vita, anche se è probabile che un tempo le cose fossero diverse. Le rocce levigate dall’azione delle acque sembrano mostrare un pianeta un tempo rigoglioso, proprio come la nostra Terra al giorno d’oggi. Un pianeta che probabilmente ospitava forme microbiche miliardi di anni fa. In virtù di tali parametri, il fenomeno della pareidolia è molto sviluppato sul pianeta rosso. Nel tempo si sono susseguite sfingi marziane, antiche costruzioni egizie e persino ratti o iguane sulla superficie. La tendenza del nostro cervello a percepire forme familiari in immagini vaghe o casuali, che prende appunto il termine di pareidolia, continua ancora oggi, per ogni sasso dalla forma particolare. Per anni la “faccia su Marte” fece parlare intere schiere di scienziati dopo che la missione Viking I della NASA la riprese. I punti di luce osservati in questi giorni, tuttavia, non fanno parte di tale fenomeno, ma sono probabilmente effetti realmente esistenti, pur restando quasi nulle le probabilità che siano prodotte da forme di vita aliene.