Con l’arrivo della primavera, lungo le vaste praterie statunitensi e del Canada meridionale, si comincia ad avviare la stagione dei temibili “tornadoes”. Purtroppo proprio nella serata di ieri la stagione dei “tornadoes”, negli States centrali, si è aperta nel peggiore dei modi, a causa della formazione di diversi tornado che dopo aver toccato terra hanno devastato alcune cittadine, fra gli stati dell’Oklahoma e l’Arkansas, mietendo almeno 18 vittime (accertate dalle autorità statunitensi) e un imprecisato numero di feriti. Come ha riportato il National Weather Service un grosso tornado, stimabile in un F-3 sulla scala Fujita, si sarebbe abbattuto intorno alle 19:00 PM (ora locale) a circa 10 km a ovest di Little Rock, muovendosi per almeno 30 miglia in direzione nord-est. Ha mancato la capitale dell’Arkansas, colpendo solo i suoi dintorni, causando danni diffusi nelle comunità di Mayflower e Vilonia. Circa due ore prima che il maltempo colpisse l’Arkansas, un altro tornado si è abbattuto sulla piccola comunità di Quapaw, nel nord-est dell’Oklahoma uccidendo una persona e ferendone altre sei. Numerose case e strutture sono stati danneggiate e alcune distrutte. A Quapaw, che conta circa 900 residenti, “almeno la metà della città sarebbe stata distrutta”, come riportato dal direttore dell’Ottawa County Emergency Management. Ma ora cerchiamo di capire come si originano questi vortici spaventosi che caratterizzano il clima estremo degli USA, e del nord America più in generale.

I “funnel cloud” più grossi possono apparire come un cono diffuso che prende la forma di V e s’invortica su se stesso procedendo verso la terra ferma. In questi casi l’eventuale contatto con il terreno potrà essere verificato con l’insorgenza della “debris cloud”, la nube di polvere e detriti, che ci indicherà che il cono ha toccato il suolo originando cosi il tornado. I tornado si possono formare con una certa frequenza, oltre che nelle pianure centrali degli USA, dove spesso diventano molto grossi e potenzialmente dannosi per il verificarsi delle condizioni appena elencate, anche sulla Pampa argentina, nell’Australia sud-orientale, lungo le coste giapponesi, nel sud della Cina e sulle coste dell’Africa occidentale, oltre che su buona parte dei bassopiani della Mitteleuropa e più raramente in estate nelle pianure sarmatiche.
Tornado di una certa importanza però si possono formare anche in Europa e in Italia; ecco i precedenti più tragici
Anche in Europa e sul territorio italiano possono originarsi dei tornado di piccoli dimensioni, cugini dei grandi vortici nord-americani. Gran parte delle grandi trombe d’aria e dei tornado che si formano in Europa e in Italia non vengono accompagnate dalla “wall cloud”. La mancanza della “wall cloud” sta ad indicarci che l’intensità del fenomeno vorticoso è solitamente medio bassa, fra i F-1 F-2 della Fujita, ma ciò non toglie che non possa fare danni. In Italia la stragrande maggioranza delle trombe d’aria che si osservano sono originate da “Shelf Cloud” molto attive e ben formate. In questi casi il moto rotatorio che forma la tromba d’aria viene innescato dal “Downdraft” associato alla precipitazione. In genere se il “Downdraft” annesso non ha intensità omogenea lungo tutta la “Shelf Cloud” essa può subire una inclinazione o addirittura una frattura per la diversa spinta da esso generato. L’inclinazione della “Shelf Cloud” può essere cosi spinta che una parte di essa può arrivare a toccare il suolo formando una tromba d’aria. L’evoluzione del fenomeno è cosi rapida che sovente si osserva la tromba d’aria già formata e sviluppata.
In queste situazioni molto difficilmente si possono originare dei tornado paragonabili con quelli che colpiscono con una certa frequenza le pianure centrali degli USA e la Pampa argentina. Eppure anche in Italia, come in Europa, abbiamo avuto dei precedenti davvero tragici nella storia, per il passaggio di devastanti tornado che percorrendo oltre 70-80 km (come i tornado negli USA) hanno cagionato un gran numero di morti e feriti. Il primato spetta al tornado che si è abbattuto sulla provincia di Treviso il 24 Luglio del 1930. Il tornado, per alcuni classificato un F-4, danneggiò il paese e la chiesa del comune di Volpago del Montello proseguendo poi per il trevigiano, dove cagionò la morte di almeno 23 persone. L’11 Settembre 1970 un grosso tornado, sviluppato a ridosso dei colli Eugani, si spostò verso il padovano e la laguna di Venezia e la città per poi esaurirsi nel litorale del Cavallino lasciandosi alle spalle ben 36 vittime, un bilancio davvero pesantissimo. Secondo la stima dei danni si calcolo che il tornado raggiunse una intensità pari a un F-4, evento più unico che raro per il nostro paese. Il più recente avvistamento di un vero tornado nella storia italiana risale all’evento del 7 Luglio 2001 quando un F-3 colpì diversi paesi della Brianza causando numerosi danni, fra cui svariati capannoni scoperchiati, automobili sollevate e spostate anche di 200 metri. Anche in questo caso non vi furono vittime (per fortuna) ma non mancarono feriti gravi.