
Il filo conduttore dell’evento era il tema dei rischi geologici e l’importanza della prevenzione e della mitigazione del rischio nella gestione di fenomeni naturali come terremoti, eruzioni, frane, inondazioni, a cui il nostro paese è particolarmente soggetto. Questo tema ha dato lo spunto agli ospiti presenti per lanciare una serie di segnali che dovrebbero suonare come un allarme e un invito ad agire sia verso i politici, sia verso i cittadini, sia verso chi fa informazione.
Il professor Doglioni ha anche sottolineato come la mancanza di prevenzione in Italia sia un riflesso della scarsa capacità organizzativa di noi italiani. Ne è un espressione ad esempio il caso degli enti di ricerca geologica: in Italia sono divisi, frammentati (l’INGV, l’OGS, una parte dell’Ispra) mentre ad esempio negli Stati Uniti l’USGS raggruppa in una unica grande istituzione tutte le categorie di rischi naturali, da quello sismico a quello geochimico, e dà ai decisori politici informazioni di base su cui poi vengono prese decisioni pubbliche.
Anche il presidente dei geologi Gian Vito Graziano, intervenuto dopo Carlo Doglioni, ha sottolineato quanto grave sia la frammentazione degli enti geologici, ma ha anche lanciato una sorta di autocritica verso chi lavora nel settore: “forse” – ha affermato- “è mancata nel passato la capacità di comunicare”. Se un cittadino muore in un sottopasso allagato dall’acqua, ha posto come esempio Graziano, qualcosa dev’essere mancato: l’informazione non è arrivata nel giusto modo, c’è un’inconsapevolezza diffusa che va colmata.
Gian Vito Graziano ha anche fatto l’esempio delle carenze italiane sulla mappatura geologica del territorio. Da anni il progetto CARG (CARtografia Geologica), il cui obiettivo era la stesura di carte geologiche al dettaglio di tutto il territorio nazionale, è fermo perché non più finanziato. Soltanto il 40% del territorio è stato mappato fino ad ora. Il fatto che i governi non finanzino il CARG, secondo Graziano, è dovuto anche al fatto che nella popolazione non c’è la percezione dell’importanza di questo strumento. Se non ci fossero i soldi per la stesura di un atlante stradale la cosa verrebbe percepita in maniera più grave dai cittadini, afferma il presidente dei Geologi, ma se si tratta di mappe geologiche si pensa che se ne possa fare a mano. Invece attraverso lo studio geologico del territorio si possono prendere decisioni importanti per prevenire danni gravi, per proteggere i cittadini ed il territorio stesso, per pianificare meglio future strutture e salvaguardare (o rimuovere) quelle vecchie.
La critica al giornalismo sensazionalista è arrivata anche da parte del terzo relatore, il fisico e astronomo del CNR Teodoro Georgiadis. Il ricercatore ha sottolineato l’importanza dell’approfondimento continuo nella ricerca scientifica, e il fatto che non si può anteporre risultati parziali alla conoscenza approfondita. In particolare Georgiadis ha manifestato perplessità sul fatto che nel mondo della scienza dell’atmosfera, che si occupa anche di prevedere i possibili scenari di cambiamento climatico, troppe volte i risultati modellistici vengano anteposti ai dati approfonditi risultato di approfondimenti pluriennali.
Infine è intervenuta la scrittrice, autrice del libro che veniva presentato oggi, la quale ha ricordato come il cittadino non debba essere considerato passivo nell’ambito dei rischi naturali ma debba essere coinvolto in un ruolo attivo. Ha inoltre parlato di geoetica, e di come gli scienziati debbano sempre rispettare gli altri, e la vita in tutte le sue forme.