Terremoto e Salute: quando a “tremare” è la nostra anima

Fra pochi giorni ricorrerà il quinto anniversario del tremendo sisma che ha sconvolto L’Aquila e l’Abruzzo. I ricordi di quella notte maledetta sono, purtroppo, ancora vivi nella mente dei tanti cittadini aquilani e non che, dalle 03.32 del 6 aprile 2009, sono costretti a “convivere” con ansia e depressione. Un episodio che sconvolge le nostre vite e la loro quotidianità, travolgendone le certezze e ancor prima noi stessi, mentre la terra da Nord a Sud continua a tremare. Un evento particolarmente dirompente e violento, che entra con prepotenza nel profondo delle  nostre vite, impossessandosi della loro “normalità”. Un accadimento che può generare nel nostro animo ansie e paure, che con il tempo, se non affrontate, possono trasformarsi in  veri e propri disturbi. Si va dalla semplice insonnia notturna ai disturbi d’ansia, fino ad arrivare, nei casi più gravi, alla sindrome postraumatica da stress. “I terremoti esterni – spiega la psicologa e psicoterapeuta Maria Rita Parsi sulla homepage di piusanipiubelli.italimentano i terremoti interni e abitano dentro di noi come cataclismi dell’anima. È come se, col venir meno della sicurezza della terra sotto i piedi, si determinasse, di riflesso, un profondo tremore interno“. Come reagire dinnanzi a una catastrofe di questo tipo per cercare di gestire ansie e paure? ansia_terremoto_2Determinante è il supporto di mediatori adeguati come psicologi, psichiatri, assistenti sociali, il cui intervento è indirizzato a stabilizzare la fase acuta, attenuare le risposte allo stress, mobilitare le risorse delle persone coinvolte, normalizzare e facilitare il recupero delle loro funzionalità. Perché questo tipo di sostegno possa realizzarsi non solo sul piano individuale, ma anche sul piano collettivo, l’attività di gruppo permette di condividere le paure raccontando, a ruota libera, le proprie esperienze e ascoltando quelle degli altri con empatia. Altrettanto terapeutici sono i momenti ludici e creativi come la scrittura e il disegno, utili valvole di sfogo per liberare l’ansia. La soluzione del problema è ancorata all’etimologia del verbo reagire: dal latino re-àgere, ossia opporre a una data azione un’azione contraria. Per riuscirci occorre passare attraverso tre differenti fasi: prendere coscienza di ciò che è accaduto, elaborare l’accaduto e agire progettualmente.