
IL CONGRESSO – La VI edizione di I.C.A.R. (Italian Conference on AIDS and Retrovirus), promosso da SIMIT (Società Italiana Malattie Infettive e Tropicali) ha proposto un inedito e tridimensionale approccio tra scienza di base, ricerca diagnostico-clinica, competenze delle associazioni di pazienti e/o delle comunità colpite dall’HIV. Un obiettivo ambizioso da parte della comunità scientifica infettivologica italiana, delle Associazioni dei pazienti e delle istituzioni, in un momento in cui gli standard di assistenza e cura raggiunti in Italia devono confrontarsi con esigenze di sostenibilità, mettendo così costantemente in discussione i percorsi intrapresi nei diversi ambiti.
LA SPESA FARMACEUTICA – La spesa farmaceutica è in continua crescita nei paesi sviluppati e la crisi economica in atto impone processi di razionalizzazione delle risorse che investono diverse aree terapeutiche. Gli antivirali sono la seconda voce di costo della farmaceutica ospedaliera dopo gli oncologici, e tra gli antivirali, i farmaci anti-HIV e le nuove terapie anti-epatite C sono oggi le voci più consistenti. La terapia antiretrovirale, oltre a un costo ancora elevato, reca con sé il problema della necessità di somministrare il trattamento per tutta la durata della vita, e questo, con attese di vita oggi di oltre 50 anni, rappresenta un fattore ulteriore di crescita della spesa farmaceutica. Inoltre – prosegue Girardi – oggi abbiamo una crescente necessità di cure sempre più precoci, per un maggior beneficio del paziente e per ridurre il rischio di trasmissione dell’infezione. Trattare prima, e in prospettiva trattare tutti, aumentando l’efficienza nell’individuare soggetti ancora inconsapevoli del proprio stato di infezione, significa avere più soggetti in trattamento, e quindi maggiore spesa farmaceutica.
L’EUROPA A ICAR: ESPERIENZE A CONFRONTO – “Diverse strategie sono oggi adottate, nei paesi come quelli dell’Unione Europea – aggiunge Andrea Antinori – dove i farmaci sono disponibili in regime di rimborsabilità, per ridurre il peso economico e garantire la sostenibilità di tale capitolo della spesa sanitaria. Abbiamo oggi in Italia le Linee-guida, sviluppate dal Ministero della Salute e dalla Società Italiana di Malattie Infettive, per rendere la prescrizione più appropriata e migliorare sia l’efficacia che gli sprechi. Le Regioni stanno sviluppando Protocolli Diagnostico-Terapeutici (PDT) per adattare i regimi raccomandati dalle linee-guida in base a modelli farmaco-economici. Questo applicando il principio, a parità di efficacia dimostrata, di utilizzare regimi terapeutici di costo inferiore, e che generano minori costi indiretti, come quelli legati alle tossicità e alle ospedalizzazioni. In alcuni paesi europei sono stati adottati anche dei principi restrittivi delle opzioni terapeutiche, basati sul minor costo e sulla maggiore costo-efficacia. Possono inoltre essere adottate strategie di riduzione del numero di farmaci, laddove questo sia possibile e non rischioso per il paziente, e di modifica dei regimi verso combinazioni a costo inferiore, sempre mantenendo l’efficacia elevata. In questo senso, la genericazione di diversi antiretrovirali che è in atto negli ultimi due anni è un’opportunità per ridurre i costi, mantenendo invariata l’efficacia. Già oggi, per almeno quattro antiretrovirali di comune impiego, sono disponibili sul mercato gli equivalenti generici, e altre scadenze brevettuali sono all’orizzonte nei prossimi mesi e anni. Studi americani ed europei dimostrano che l’introduzione dei generici, se ben condotta, può portare a significativi risparmi della spesa in questo settore, non compromettendo l’efficacia. Questi argomenti sono stati analizzati e dibattuti a ICAR 2014, in una Tavola Rotonda sulla sostenibilità delle terapie antiretrovirali, con rappresentanti di vari paesi europei, quali Italia, Gran Bretagna, Francia, Spagna e Germania. Una strategia europea condivisa, che accomuni clinici, pazienti e istituzioni appare quella più appropriata per ottenere risultati che diano un vantaggio economico, senza compromettere l’efficacia e i progressi nelle cure anti-HIV di questi anni.”
L’OMAGGIO A ELIO GUZZANTI – “L’AIDS – dichiara Giuseppe Ippolito, Direttore Scientifico Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma – ha rappresentato per le malattie infettive un modello con cui il sistema sanitario si è confrontato attraverso la realizzazione di un piano organico e strutturato centrato sui reparti delle malattie infettive e che valorizzasse il ruolo importante nella gestione di tutte le altre patologie nei diversi contesti. Il piano era organizzato e gerarchico ha permesso di avere la più grossa e forte rete sulle malattie infettive che esista al mondo. Grazie a questi soldi l’Italia ha questo grande programma, che permetterà in futuro un pieno controllo di queste malattie. Abbiamo voluto, in occasione di questo congresso, rendere omaggio a Elio Guzzanti, ex ministro della Sanità scomparso il 2 maggio scorso, che ha sposato le malattie infettive e ha lavorato circa venti anni per costruire un modello sul quale organizzare tutte le attività nei confronti delle infezioni, non soltanto l’AIDS. E questo ha permesso al nostro Paese di riprendersi dalla tubercolosi, di affrontare l’influenza pandemica, di superare emergenze come la Sars, e permette di prendersi cura di persone con altre patologie infettive”.