Anche in Italia fino a non molto tempo fa si mangiavano insetti, e sarebbe il momento di riprendere questa pratica per un utilizzo piu’ appropriato delle risorse. Lo afferma Maurizio Paoletti dell’universita’ di Padova, che sara’ uno dei relatori alla prima conferenza internazionale sul tema che si apre a Wageningen, in Olanda, il prossimo 14 maggio. ”Ci sono vari esempi di popolazioni che mangiavano insetti o parti di insetti, ad esempio in Cadore o in Carnia – spiega Paoletti – nel nostro paese ci sarebbe spazio per un ritorno a questa pratica. Non si puo’ ovviamente iniziare a mangiare solo insetti, ma questo tipo di alimento potrebbe dare un buon apporto con delle risorse piu’ sostenibili degli alimenti tradizionali”. Nella dieta tradizionale del Friuli occidentale ad esempio, spiega Paoletti in uno dei suoi articoli pubblicato su Contribution to Natural History, oltre a 156 piante selvatiche c’erano bombi, lepidotteri e parti di cavallette. In totale nel mondo sono 1900 le specie di insetti che si possono mangiare e 2 miliardi di persone, soprattutto in paesi tropicali ma ad esempio anche in Giappone, utilizzano questa forma di nutrimento. La conferenza, che durera’ tre giorni, prende spunto dalla pubblicazione della Fao dello scorso anno in cui si raccomandava di aumentare la quota di proteine assunte attraverso questi animali. ”C’e’ sempre piu’ interesse anche in Europa, e anche chef rinomati partecipano alle iniziative di promozione cucinando insetti – sottolinea Paoletti -. C’e’ pero’ un problema di legislazione, perche’ al momento non sono riconosciuti come alimenti tranne in alcuni paesi, come il Belgio. La conferenza serve anche a sottolineare questo problema”.
Alimentazione: anche in Italia si mangiavano gli insetti, da bombi a cavallette
