Alluvioni nei Balcani: un’altra vittima in Bosnia, mentre il fiume Sava fa paura in Serbia

Nei Balcani flagellati dall’alluvione, gli sforzi delle squadre di soccorso si concentrano sul fiume Sava, che dovrebbe raggiungere il picco di piena oggi in Serbia e in Bosnia, dove è stata scoperta una nuova vittima delle inondazioni, che porta il bilancio complessivo del disastro a 45 morti. Ma sulla regione è tornato a splendere il sole e la portata dei fiumi più piccoli è in calo. L’ultima vittima è stata scoperta a Savac, dove ci sono anche due dispersi, ha detto il sindaco della cittadina a nord della Bosnia, Savo Minic. La quasi totalità del 26mila abitanti è stata evacuata su gommoni o elicotteri, ma la cittadina è ancora sotto l’acqua come varie altre località del nord est bosniaco. La Sava, che ha rotto gli argini in vari punti nella regione di Bijeljina, ha inondato i villaggi della zona, dove seimila persone sono state evacuate. Gli abitanti hanno riferito che la piena ha toccato i tre metri. La città di Bijeljina ha lanciato un appello ai volontari per aiutare a rafforzare le dighe con sacchi di sabbia. Più a sud l’acqua comincia a ritirarsi a Maglaj e Doboj, interamente inondate, dove l’acqua è arrivata al secondo piano delle case.

La televisione serba riferisce che nel Paese, nella notte tra ieri e oggi e stamani le dighe di sacchi di sabbia erette sulla rive della Sava, a Sabac, Sremska Mitrovica e attorno alla centrale termica Nikola Tesla hanno tenuto. Situata nei pressi di Obrenovac, una delle città serbe maggiormente colpite, con o suoi 17 morti, la centrale, che produce la metà dell’energia che si consuma nel Paese, è circondata dalle acque. Il ministro serbo dell’energia Aleksandar Antic ha definito “cruciale” al difesa dell’impianto per la stabilità del sistema energetico del paese. Krupanj, devastata dalle acque negli ultimi giorni, è ora a rischio frane. Uno smottamento ha minacciato un impianto di raffreddamento dell’ammoniaca, ma è stato arginato. In Serbia le evacuazioni nelle località colpite dall’alluvione hanno riguardato più di 25mila persone. La maggior parte è stata accolta nei centri d’accoglienza, in particolare a Belgrado, dove sono assistiti dai volontari della Croce Rossa e da psicologi. Ci sono ancora 26mila famiglie senza elettricità. Continuano ad arrivare gli aiuti internazionali in Serbia e in Bosnia. Stamani è atterrato un aereo dell’Onu, mentre partecipano ai soccorsi anche elicotteri della missione Ue in Kosovo.