Le drammatiche inondazioni che nella giornata di ieri hanno travolto la Serbia centrale, parte della Bosnia Erzegovina e il settore occidentale della Romania, per molti aspetti ripercorrono le stesse dinamiche già osservate, esattamente lo scorso anno, con i gravi eventi alluvionali che hanno colpito molti stati dell’Europa centro-orientale, dalla Germania meridionale all’Austria e il sud-ovest della Polonia. In entrambi i casi le intense e persistenti precipitazioni, divenute di carattere torrenziale, si sono manifestate in seguito ad un deciso blocco della circolazione atmosferica, avvenuto proprio nel cuore del vecchio continente. Gli attori sono sempre gli stessi. Da un lato abbiamo un imponente promontorio anticiclonico di blocco, che in senso meridiano si estende dalle latitudini sub-tropicali fino alla fascia sub-polare, ben supportato dall’avvento di una importante “avvezione di spessore” lungo il suo bordo più occidentale che crea massimi di geopotenziale in quota molto elevati, capaci di arrestare il flusso perturbato principale, facendo deviare il ramo principale del “getto polare”, in modo brusco verso nord, fino alle latitudini polari.

Dall’altra parte, invece, troviamo una circolazione depressionaria extratropicale, che impattando lungo il margine occidentale del robusto promontorio anticiclonico di blocco, impossibilitata ad evolvere verso levante, tende a rimanere semi-stazionaria per giorni su una determinata area geografica, apportando su questa condizioni di marcata instabilità atmosferica, con piogge e fenomeni temporaleschi piuttosto diffusi e frequenti nel tempo sulla suddetta area. In tale contesto con figurativo la stessa circolazione depressionaria, isolandosi dal flusso perturbato principale, che tende a ricompattarsi lungo le medie-alte latitudini, si evolve rapidamente in “CUT-OFF” (vortice ciclonico chiuso in quota e pianamente autonomo) che stazionando sulle medesime aree tende a scaricare tutte le sue energie, sotto forma di precipitazioni particolarmente intense e persistenti, capaci di apportare significative criticità idrogeologiche su ampie porzioni di territori, regionali o nazionali. Le grandi alluvioni, che nel Maggio 2013 hanno messo sott’acqua varie nazioni dell’Europa centro-orientale, fra cui la Repubblica Ceca, la Baviera, l’Austria e il sud-ovest della Polonia, si sono venute a innescare in una situazione di blocco atmosferico, indotto dalla presenza di un immenso promontorio anticiclonico di blocco che dall’Europa orientale si distendeva fino alla Scandinavia e alla Lapponia, convogliando un vasto flusso di aria calda sub-tropicale continentalizzata, che si diresse oltre il Circolo polare artico, facendo impennare i termometri oltre il muro dei +30°C sul territorio lappone.
La stessa ondata di calore e il blocco anticiclonico, a loro volta, impedirono la naturale evoluzione verso est dei sistemi depressionari provenienti dall’Atlantico, arrestandoli e rendendoli semi-stazionari all’altezza dell’Europa centrale. Una volta bloccate queste circolazioni depressionarie, divenute stazionarie, hanno dispensato piogge molto abbondanti fra Austria, Svizzera e Germania, con le conseguenti disastrose inondazioni che hanno messo sott’acqua mezza Europa centrale. Le inondazioni che in questi giorni hanno flagellato i Balcani orientali sono state provocate dall’isolamento di una depressione extratropicale sul medio-basso Adriatico, che nella notte fra martedì 13 e mercoledì 14 Maggio, si è gradualmente spostata verso i Balcani, la Serbia, la Bulgaria e l’ovest della Romania, evolvendosi in un insidioso “CUT-OFF” isolato dal flusso perturbato principale. Ma purtroppo, anche in questo caso, l’evoluzione verso levante di questa circolazione depressionaria, particolarmente strutturata nelle quote superiori della troposfera, con un nocciolo freddo di -22°C/-23°C alla quota di 500 hpa e un nucleo di vorticità positiva completamente autonomo, è stata arrestata dall’azione di blocco eretta dal robusto promontorio anticiclonico di blocco presente fra il Kazakistan occidentale e la Russia europea, il quale costringeva i sistemi frontali e le annesse perturbazioni, provenienti dall’Atlantico, a piegare bruscamente verso nord-nord/est, per risalire verso il comparto nord-orientale del continente, lungo il lato occidentale e settentrionale dell’intensa circolazione anticiclonica.
L’imponente promontorio anticiclonico di blocco, ormai da oltre una settimana ubicato fra il Kazakistan occidentale e la Russia europea, in questi ultimi giorni si è ulteriormente rinforzato, a seguito dell’”avvezione di spessore” determinata dal flusso caldo e secco sub-tropicale, proveniente dalle arroventate steppe del Kazakistan e dell’Uzbekistan, che viene richiamato lungo il bordo più occidentale della stessa struttura anticiclonica, dove domina una moderata ventilazione da Sud e S-SE. Il flusso di aria piuttosto calda e secca, ben strutturato nei medi e bassi strati, cominciando a crescere di quota, ha interessato gli strati medi e superiori della troposfera. Questi flussi caldi, d’origine sub-tropicale continentale, crescendo di quota tendono ad investire una maggior fetta di troposfera, comportando importanti aumenti dei valori di geopotenziale (a 500 hpa), coadiuvati da sensibili aumenti termici (sia d’origine radiativa che per il contributo dell’insolazione).Questo vortice depressionario, isolandosi dal flusso perturbato principale, evolvendo in un “CUT-OFF”, è rimasto semi-stazionario per diversi giorni fra i Balcani orientali e l’area carpatica, con un annesso sistema frontale stagnante nei bassi strati che ha potuto arrecare precipitazioni persistenti, risultate davvero molto abbondanti e intense, soprattutto fra Serbia meridionale, Bosnia Erzegovina e le regioni più occidentali della Romania e della Bulgaria.
