La nostra regione secondo i dati del GSE (Gestore Servizi Energetici, società pubblica controllata dal Ministero dell’economia) aggiornati al 2012, è tra le regioni in Italia che supera la quota richiesta come energia prodotta da energie rinnovabili secondo lo schema del Burden Sharing e il PAN- Piano di Azione Nazionale? direttiva 2009/28/CE. Tale quota mediamente in Italia tocca la soglia del 23%, e in Abruzzo arriva al 33%. Inoltre secondo il PER (Piano Energetico Regionale) del 2009 con l’entrata in funzione della Turbogas di Gissi -740MW-, l’Abruzzo produce il 30% di energia in più rispetto al proprio fabbisogno. Ma questo non è bastato a suggerire una attenta pianificazione e tantomeno a incentivare un settore strategico a consumo zero del territorio come l’efficienza energetica, dove siamo tra gli ultimi in Italia, un settore che produce moltissimi posti di lavoro. C’è solo una incredibile solerzia a costruire che parla da se: turbogas, centrali a biomasse, pale eoliche ecc.. In tal modo, senza programmazione e a caso, anche le energie alternative diventano un affare speculativo per pochi, un affare che fa gola anche a settori malavitosi.
Questi i numeri dell’energia prodotta dalle rinnovabili in Abruzzo, secondo il Rapporto Statistico del GSE (Gestore Servizi Energetici), al 2012:
-11.937 pannelli solari installati per un totale di potenza erogata pari a 609 MW.
-18 progetti riguardanti l’eolico, che corrispondono a circa 300 pale installate, per una potenza erogata di 230,6 MW.
-57 impianti di idroelettrico per un totale potenza erogata pari a 1.002,9 MW-
-34 centrali a biomasse per totale potenza erogata pari a 31,7 MW.
Negli ultimi anni l’Abruzzo è stato preso d’assalto da un gran numero di centrali eoliche, per un totale di circa 300 aerogeneratori di grandi dimensioni, che hanno occupato territori di valore naturalistico e paesaggistico, senza alcuna pianificazione preventiva. Tutto ciò è stato possibile grazie ad ingenti incentivi pubblici. La gravità della situazione è stata tale che sono intervenuti addirittura l’Agenzia dell’ONU per l’Ambiente e il Ministero dell’Ambiente.
La situazione è radicalmente mutata in meglio grazie alla enorme pressione dei territori, associazioni e comitati, con l’approvazione da parte del Consiglio regionale il 15 aprile 2014, di un emendamento al progetto di legge “Modifiche e integrazioni alla L.R. 3.3. 2005 n. 18 “Istituzione dei distretti rurali”. È diventato legge il divieto di realizzare impianti eolici nelle aree importanti dal punto di vista naturalistico.

– 9 concessioni di coltivazione in Terra, e 7 in mare per una produzione media di petrolio di circa 200.000 tonnellate annue e produzione media di Gas di circa 520milioni di metri cubi standard. Quasi il 90% delle produzioni viene dai progetti a mare nei quali sono coinvolte anche le Marche e il Molise. Sia per le rinnovabili che per il fossile bisogna aggiungere la miriade di progetti in itinere, di cui potrete leggere nel dossier. L’Abruzzo è anche terra di servitù per grandi infrastrutture energetiche, esistenti o in progetto, che hanno un forte impatto negativo sulla salute, sull’ambiente e sulle economie locali, come il mega elettrodotto che collega il Montenegro con l’Italia, il raddoppio della dorsale adriatica nel tratto Villanova – Gissi e il grande gasdotto Brindisi-Minerbio (BO), con centrale di compressione a Sulmona; quest’ultimo, in modo inconcepibile, dovrebbe essere realizzato lungo le aree più altamente sismiche dell’Appennino e sullo stesso tracciato del progetto A.P.E. (Appennino Parco d’Europa). La nostra regione ospita già circa 600 km di gasdotti in esercizio, mentre i gasdotti in progetto sono di circa 300 km. In Abruzzo abbiamo anche il più grande campo di stoccaggio gas d’Italia, con annesse centrali, Fiume Treste a Cupello, oltre al sito di stoccaggio molto più piccolo di Pineto – Cellino. La capacità complessiva di stoccaggio degli 89 pozzi, è superiore a 4,5 miliardi di metri cubi di gas anno. Di questi impianti è previsto un ulteriore potenziamento.
Impatti economici:
Alcune conseguenze che l’industria della produzione di energia ed in particolare quella dell’estrazione e raffinazione degli idrocarburi potrebbe causare nel corretto progredire delle economie dei settori produttivi quali il turismo, l’agricoltura, e tutte le filiere collegate ad esse.
Dal dossier – In Abruzzo Scoppiamo di Energia- dovrebbero scaturire impegni precisi per i futuri amministratori, in un campo così strategico come quello energetico la riconversione ecologica dell’economia e della società deve essere una priorità nell’agenda politica regionale; la Regione dei Parchi non è conciliabile con la Regione distretto minerario. Sino ad oggi non c’è stata la benché minima visione globale, si è pensato ai territori come fossero contenitori sterili da riempire. Basta leggi mirabolanti che non servono a niente! Ai candidati chiediamo risposte certe supportate da una visione chiara, che si estrinsechi attraverso gli strumenti propri delle Regioni. Urge rafforzare e migliorare nell’ottica della tutela il Piano Paesistico, il Piano della Qualità dell’Aria, il Piano Acqua ed è imperativo dare gambe robuste al Piano Energetico Regionale con al primo punto l’efficienza; bisogna istituire momenti importanti di confronto con associazioni comitati, comparti economici, perché l’Abruzzo è di tutti, specie delle generazioni future.
L’Abruzzo scoppia di energia, stop ad eolico, biomasse, turbogas: il dossier di Emergenza Ambiente Abruzzo
