Mille piccoli topolini, allevati per essere sottoposti ad esperimenti tumorali, ammazzati nello scorso mese di marzo nel centro di ricerche ‘Negri Sud’ di Santa Maria Imbaro (Ch): la Procura di Lanciano ha aperto un’inchiesta sull’accaduto. La notizia dell’uccisione degli animali era stata data, in esclusiva, da Abruzzolive.tv. La magistratura, a seguito di una denuncia della Lega Antivivisezione, ha aperto un fascicolo in cui si ipotizza il reato di maltrattamento e uccisione di animali. Nell’istituto c’è stato pure il blitz della Forestale che sta effettuando accertamenti, su incarico del procuratore capo Francesco Menditto. Sembra che gli agenti abbiano anche sequestrato i topi trovati ancora vivi. Ma cosa accadde davvero al Mario Negri? Fu chiuso il laboratorio di Metabolismo Lipidico e Tumorale di Antonio Moschetta, andato a lavorare a Bari. Il professore, dopo il trasferimento, rientrò in Abruzzo, per un colloquio con i vertici del Negri. Tornando in Puglia portò con sé circa 870 topi utilizzati per lo studio dei tumori. Un altro migliaio di animaletti fu stato fatto rimanere nello stabulario del Negri, situato nei sotterranei degli edifici che sono sede dell’istituto. E dopo un po’, anche a causa della gravissima crisi economica in cui il Negri versa, in sostanza non c’erano soldi per mantenere le cavie, fu subito fatto partire l’ordine di ammazzare le bestiole, soffocate col gas nelle gabbie. Il provvedimento fu eseguito, in parte. Il fatto ha suscitato indignazione a livello nazionale. Sono insorti innanzitutto gli animalisti, che hanno definito un’aberrazione quello che era successo, e sono partiti gli esposti. La Lav sta seguendo molto da vicino il caso.