
Il giudice del lavoro Gaetano Di Martino ha accolto il ricorso dei genitori e dato cinque giorni di tempo agli Spedali Civili di Brescia di trovare un medico che possa applicare alla piccola la cura Vannoni. Uno ”stop and go” parallelo al lavoro parlamentare e a quello del tribunale di Torino sulla posizione dell’ideatore del Metodo, Davide Vannoni. Nel ricorso preso in esame dalla Corte europea e presentato da Nivio Durisotto si sostiene che la decisione presa dal tribunale di Udine di rifiutare alla figlia M.D. l’accesso al metodo Stamina ha leso il suo diritto alla vita e quello al rispetto della vita privata. Inoltre, secondo il ricorrente, la sentenza italiana e’ stata discriminatoria, perche’ in altri casi simili a quello di sua figlia i tribunali hanno autorizzato l’uso di questa terapia. Ma i giudici della Corte europea dei diritti umani non hanno sposato la sua tesi e hanno invece stabilito che le autorita’ italiane non hanno leso alcun diritto della donna. I giudici di Strasburgo ritengono che nel rifiutare l’accesso al metodo Stamina il tribunale di Udine abbia “dato ragioni sufficienti” e che la decisione non e’ stata “arbitraria”. “La sentenza di Strasburgo ci aiuta a fare chiarezza perche’ finalmente si scinde l’inevitabilita’ della cura dalla richiesta del paziente. Rimane, inoltre, un precedente importante nella valutazione complessiva dell’operato di alcuni magistrati, che audiremo prossimamente”, ha detto il Presidente della Commissione Sanita’ del Senato Emilia Grazia De Biasi a margine dell’audizione del Comitato Nazionale di Bioetica. “Entro due settimane il ministro della Salute Lorenzin sara’ di nuovo in audizione e quello sara’ il luogo opportuno per chiedere, con forza, di sospendere la somministrazione del metodo Stamina”, ha aggiunto.
