Nascita e morte di un tornado non sono pienamente comprese. Un tornado è una colonna rotante di aria che si estende tra la superficie terrestre e una nube, solitamente un cumulonembo. “La maggior parte di queste manifestazioni durano meno di 10 minuti“, spiega Harold Brooks, meteorologo ricercatore presso la National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) a Norman, in Oklahoma. Quelli più grandi durano più a lungo, anche 30 minuti. Gli EF-5, ad oggi i più potenti tornado sulla Terra, possono produrre venti che sfiorano i 500 Km/h, e sono capaci di strappare gli edifici dalle loro fondamenta. Essi possono avere un diametro di oltre 3 chilometri e percorrere decine di chilometri prima di dissolversi. I tornado più comuni, invece, hanno generalmente velocità comprese tra 177 e 200 Km/h, hanno un diametro di qualche decina di metri e viaggiano per pochi chilometri prima di dissolversi. Queste manifestazioni temporalesche uccidono in media 60 persone ogni anno negli Stati Uniti, a causa dei detriti sollevati dal forte vento.
I veri tornado, a differenza dei vortici più piccoli come i diavoli di polvere o le trombe marine (che sono sinonimi ma che hanno generalmente dimensioni minori), emergono dai temporali a supercella. “Gli ingredienti fondamentali affinchè si verifichino sono quelli di un comune temporale -continua Brooks- ossia aria calda e umida nei pressi della superficie e aria relativamente fredda e secca negli strati sovrastanti”. In una supercella i venti aumentano la propria forza e cambiano di direzione con l’altezza, così la corrente ascensionale tende a ruotare. Un tornado si verifica nel 30% dei casi, quando l’aria discendente dalla supercella provoca la rotazione in prossimità del suolo. La scienza non sa ancora spiegare i motivi per cui alcuni temporali a supercella producono un tornado ed altri no. Una domanda posta da Tim Samaras all’inizio del 2013, cacciatore di tempeste, ucciso proprio da un tornado il 31 Maggio 2013 in Oklahoma. “E’ probabile -spiega lo scienziato- che la causa derivi dai forti cambiamenti dei venti nel primo chilometro dell’atmosfera e dall’alta umidità relativa“. Secondo Brooks è necessario anche un downdraft, ossia i moti discendenti all’interno della nube. La loro formazione richiede, inoltre, aria fredda ma non troppo, pari a un paio di gradi più fredda di quella circostante. E aggiunge: “non capiamo come i tornado muoiano. Sicuramente sappiamo che ciò avviene quando l’aria diviene troppo fredda e soffoca l’afflusso di nuova energia. Ma senza capirne i dettagli“.
DOVE E QUANDO SI FORMANO – I tornado sono stati osservati in tutti i continenti, eccetto l’Antartide, terra troppo gelida affinchè possano verificarsi. Il Nord America è l’area più colpita. In particolare gli Stati Uniti, dove si stma che 1200 tornado colpiscano la nazione ogni anno. L’area notoriamente più colpita è la “Tornado Alley“, che comprende le grandi pianure del Kansas, del Nebraska, del Dakota e parte del Texas. I modelli climatici su larga scala tendono a convergere su quella zona, rendendo i tornado più probabili. Eppure, lo stato che riceve il maggior numero di tornado per ogni miglio quadrato, secondo l’American Meteorological Society, è la Florida. In particolare Indiana, Illinois, Iowa, Louisiana. Possono formarsi a qualsiasi ora del giorno o della notte e in qualsiasi momento dell’anno, anche se sono più comuni in primavera, soprattutto nei mesi di Maggio e Giugno.
INTENSITA’ DEI TORNADO – In molti paesi, tra cui gli Stati Uniti, il Canada e l’Europa continentale, la forza dei tornado è spesso misurata dalla scala Fujita. Un F0 o EF0, danneggia alberi e arbusti, ma lascia sostanzialmente integre le abitazioni. Un tornado di scala F5 o EF5 spazza via anche gli edifici più resistenti, danneggiando fortemente quelli in muratura. Poichè la misurazione della velocità del vento all’interno dell’imbuto è estremamente difficile, gli scienziati si basano sui danni prodotti. Ed è quello che fa la scala Fujita. I tornado sono molto difficile da prevedere rispetto agli uragani, che sono tempeste su vasta scala che durano molto più a lungo. Secondo il NOAA, la quantità media di tempo tra l’avvistamento e l’arrivo di un tornado è di circa 13 minuti. A volte però, specie durante la notte, tale avviso si riduce a pochi minuti e talvolta non esiste nemmeno. Per questo motivo, in particolare, la scienza punta a migliorare l’allerta a favore della popolazione, sempre più colpita da queste manifestazioni della natura così distruttive. I nuovi sistemi si basano su software capaci di rilevare la temperatura, l’umidità e altre variabili atmosferiche, capaci di individuare macro aree dov’è più probabile che il fenomeno si manifesti. Con lo sviluppo della tecnologia e i computer sempre più efficienti, i sistemi di allarme guadagnano qualche secondo che potrebbe rivelarsi prezioso per salvare vite umane. Nel frattempo, una migliore comprensione dell’atmosfera aiuterà, anche con altri sforzi, la pianificazione di parchi eolici o il posizionamento dei pannelli solari. A complicare ulteriormente una previsione c’è l’orografia di un territorio. I tornado tendono a seguire il movimento generale del temporale a cui è associato, ma il percorso può essere irregolare. Una difficoltà a cui gli abitanti del Bacino del Mediterraneo, specie in Italia, sono abituati.
