Oltre alle devastanti alluvioni che hanno duramente travolto molte regioni della Serbia centrale e parte della Bosnia Erzegovina, il ciclone extratropicale, evoluto subito in “CUT-OFF”, che nei giorni scorsi si è isolata fra i Balcani orientali e i Carpazi, ha prodotto anche venti molto forti, per non dire a tratti violenti, prevalentemente da Nord e N-NO, che nella giornata di giovedì 15 Maggio 2014 hanno sferzato con forza la pianura ungherese e il nord della Serbia, con raffiche che hanno lambito la soglia dei 90-100 km/h. Questa forte ventilazione dai quadranti settentrionali, che dal sud della Polonia e dalla Slovacchia, dopo aver scavalcato i rilievi dei Carpazi occidentali, è sfogata sulla pianura dell’Ungheria, sotto forti raffiche da N-NO e Nord, attivati dal fitto “gradiente barico orizzontale” che era presente lungo il bordo più occidentale del “CUT-OFF”, localizzato a ridosso della Romania sud-occidentale. Nel corso della mattinata di giovedì 15 Maggio la depressione extratropicale, prima di evolvere in “CUT-OFF”, presentava al suolo un minimo barico sceso sui 997 hpa, e localizzato lungo il confine fra l’est della Serbia e la Romania occidentale. Questa significativa compressione del “gradiente barico orizzontale” è stata determinata dalla contemporanea espansione verso levante di un promontorio anticiclonico oceanico, che dal vicino Atlantico si allungava verso l’Inghilterra ed il mar del Nord, presentando dei massimi di oltre i 1036 hpa sulla Cornovaglia.
La notevole pressione esercitata da questa robusta figura anticiclonica, in fase di ulteriore espansione verso il mar del Nord, la Danimarca e le coste meridionali della Svezia, con isobare di oltre i 1030 hpa fra il nord della Francia, il Belgio e l’Olanda, ha impresso questo notevole infittimento di isobare fra Slovacchia, Ungheria, Bosnia Erzegovina e Serbia. L’addensamento di isobare ha contribuito ad accelerare ulteriormente la già intensa ventilazione da Nord e N-NO che quel giorno spazzava le pianure dell’Ungheria e la Serbia settentrionale, con punte fino a 70-80 km/h. Questa intensa ventilazione dai quadranti settentrionali veniva aspirata dalla profonda circolazione depressionaria, attestata sull’ovest della Romania, dai bassopiani della Polonia meridionale e dalle regioni più occidentali dell’Ucraina (Volivia, Galizia, Podolia) in direzione della Slovacchia, l’est della Repubblica Ceca e l’Ungheria, per poi dilagare, subito dopo aver oltrepassato le vette dei Carpazi occidentali, sulla pianura ungherese, l’est della Croazia e il nord della Serbia, tramite l’ingresso di venti piuttosto intensi, da Nord e N-NO, che raggiungevano le massime velocità proprio a ridosso del lago Balaton, nella regione ungherese occidentale del Dunantul.
Difatti, fra le raffiche più forti registrate in Ungheria, spiccano i 113 km/h da N-NO lambiti dalla stazione meteorologica dell’aeroporto internazionale di Srmellk, ubicato poco ad ovest del bacino del lago Balaton. Proprio qui, in questa località, le forti raffiche da N-NO e Nord, provenienti direttamente dalla regione della Galizia (sud della Polonia), non trovando ostacoli orografici, hanno raggiunto intensità di tempesta, superando per almeno cinque volte la soglia fatidica dei 100 km/h. Una raffica di ben 97 km/h da N-NO, è stata registrata a Papa, in Ungheria, e oltre 75 km/h da Nord a Siofok, sulle rive meridionali del lago Balaton, sempre in Ungheria. Le raffiche molto forti, prossime ai 70-80 km/h, hanno anche creato diversi danni, sradicando i rami di molti alberi, soprattutto nella regione del Dunantul. Questi venti molto forti hanno reso le piogge orizzontali, polverizzandole quasi del tutto.
Un fenomeno alquanto raro per le pianure ungheresi. L’impetuosa ventilazione da N-NO e Nord, ha cominciato ad attenuarsi solo dalla notte fra giovedì 15 e venerdì 16 Maggio, con raffiche sempre meno intense scivolate al di sotto la soglia d’attenzione. Ma solo nella giornata di ieri la ventilazione, lungo la pianura ungherese, si è sensibilmente attenuata, a seguito dell’allentamento del fitto “gradiente barico orizzontale”, col graduale colmamento del “CUT-OFF” che continua a stagnare fra l’ovest della Romania e la Serbia.
