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Opprimente ondata di calore dilaga sull’Asia meridionale: temperature molto elevate sulla Cina meridionale, ma anche temporali violenti e improvvisi
Nell’emisfero boreale, ormai, la stagione calda entra nella sua fase clou. Proprio in questo periodo dell’anno (sul finire di Maggio), quando il sole raggiunge lo “Zenit” (i raggi solari cadono perpendicolarmente sul terreno nelle ore centrali del giorno) nei territori a ridosso del tropico del Cancro, le vaste aree continentali tropicali (caratterizzate da climi prevalentemente secchi e continentali), fra Africa settentrionale (il deserto del Sahara), penisola Arabica e Asia meridionale, si scaldano sensibilmente, grazie anche alla persistenza dei robusti anticicloni dinamici sub-tropicali in quota collegati alla circolazione atmosferica della “Cella di Hadley”, fino a raggiungere i massimi valori termici annuali che solitamente precedono l’avvento della stagione delle piogge, indotta dalla risalita verso nord del famoso “fronte di convergenza intertropicale”, noto anche con la sigla di “ITCZ”. Non per caso, in questi giorni, lungo le aree interne del Pakistan centro-meridionale e dell’India centrale i termometri hanno varcato per la prima volta la soglia dei +43°C +44°C, con picchi che agevolmente possono superare anche la soglia dei +45°C +46°C. Ma in questi il giorni il caldo (pre-monsonico) si è fatto davvero molto intenso negli altri paesi dell’Asia meridionale, come Bangladesh, Myanmar, Vietnam e nell’arcipelago delle Filippine, dove svariate località hanno sfondato il muro dei +40°C +42°C all’ombra, anche in aree affacciate lungo la costa, dal clima molto umido.
Fra le temperature più elevate segnaliamo la massima di oltre +43.0°C registrata mercoledì 21 Maggio a Chuadanga, in Bangladesh, dopo una giornata caratterizzata da elevati tassi dell’umidità relativa che hanno creato un effetto “afa” davvero fastidioso. Nonostante le elevate temperature, molte ben oltre la soglia dei +40°C, il record di caldo nazionale del Bangladesh di +45.1°C, detenuto da Rajashai nel 1972, rimane ancora imbattuto da parecchi decenni. Anche nei prossimi giorni, malgrado un lieve incremento della calura, nessuna località del Bangladesh dovrebbe riuscire ad oltrepassare la soglia fatidica dei +45.1°C. Temperature massime prossime o poco sopra i +40°C si sono raggiunte anche nel nord del Myanmar (ex Birmania), nel Laos e nel Vietnam centro-settentrionale, dove nei prossimi giorni diverse città potranno raggiungere e superare il muro dei +40°C +41°C all’ombra, in un contesto climatico sempre umido, ed accompagnati da indici di calore molto elevati che acuiranno l’effetto “afa”. Ma nei giorni scorsi il caldo è stato presente anche nelle Filippine e nell’isola/stato dello Sri Lanka, dove i +40°C sono stati sfiorati solo per pochi decimi.
Nei prossimi giorni il clou di questa ondata di calore dovrebbe interessate il sud della Cina, in particolare nel sud-ovest, dove i termometri si spingeranno ben oltre i +40°C +42°C, portandosi a ridosso dei rispettivi record di caldo assoluti, rendendo cosi la calura davvero opprimente. La situazione più difficile si dovrebbe riscontrare nello Yunnan. Qui le elevatissime temperature, attese nei prossimi giorni, indotte dallo stazionamento di una immensa ondata di calore fino alla media troposfera, potranno creare non pochi disagi alla popolazione, soprattutto durante le ore centrali del giorno. Questa intensa onda di calore, semi/permanente fino alla media troposfera sopra i paesi dell’Asia meridionale, fornirà anche una accentuazione dell’instabilità atmosferica, favorendo l’improvvisa formazione di violenti temporali di calore, soprattutto fra il nord dell’India, il Bangladesh, ma anche sul Myanmar e nel sud del Vietnam, accompagnati da tempeste elettriche, forti rovesci di pioggia e turbolenti colpi di vento.
Questi intensi fenomeni temporaleschi, tipici nel periodo caldo pre-monsonico, scoppieranno di colpo appena il ramo principale del “getto sub-tropicale” sconfina sopra lo spesso strato di aria molto calda e secca, che in questo periodo comincia a formarsi sopra l’area indo-pakistana e il Bangladesh, innescando potenti turbolenze pronte ad estendersi fino ai limiti superiori della troposfera. La caratteristica di questi temporali è quella di essere caratterizzati da forti “Updrafts”, visto il potenziale termico presente nei bassi strati (aria molto calda e umida d’origine tropicale) che contribuisce a far esplodere verso l’alto i cumulonembi, facendogli raggiungere delle altezze considerevoli, ben oltre i 14-15 km di spessore. A queste quote le incudini dei cumulonembi tendono ad essere spazzate dai violentissimi venti della “corrente a getto” (di solito provenienti da Ovest o O-SO) e si portando a notevole distanza dalla base dei cumulonembi, divergendo verso est e assumendo il tipico asse obliquo, ben identificabile dalle moviole satellitari, causando anche una importante perdita di aria (dalla sommità) sospinta dal “getto“ stesso.
Temporali pre-monsonici in India
In questi casi, per la perdita di molta aria pilotata dai bassi strati dai moti ascensionali, la “Cellula temporalesca” è costretta a richiamare altra aria calda dall’ambiente circostante, intensificando notevolmente il temporale che può divenire veramente forte, apportando precipitazioni molto forti accompagnate da impetuose raffiche di vento prodotte dai “Downbursts” (forti correnti discendenti che raggiungono il suolo e tendono a divergere orizzontalmente in più direzioni). Intanto l’intensa calura che si sta accumulando nei bassi strati favorirà lo sviluppo della profonda depressione termica (minimo barico al suolo sotto i 995 hpa), tra l’est del Pakistan e l’India settentrionale, che fungerà da richiamo all’umido “Monsone di SO”, già attivo davanti le coste della Somalia, che nel periodo estivo, da Giugno a Settembre, dispensa intense precipitazioni su gran parte del sub-continente indiano, spesso enfatizzate dall’orografia (rilievi del Ghati e Himalaya).