In Cina una persona su due è a rischio ipertensione, mentre in Italia il rapporto scende a circa una su cinque. Una diversità che ha indotto i medici del Policlinico di Milano ad avviare uno studio che si svolge in parallelo sia a Milano sia a Shangai. I pazienti cinesi, in entrambe le città, vengono sottoposti agli stessi esami clinici e strumentali, per scoprire quali fattori influenzano maggiormente il rischio cardiovascolare in caso di immigrazione in un paese diverso dal proprio. I medici del Policlinico, in particolare, andranno nel quartiere di Milano in cui risiede la popolazione cinese venerdì 16 maggio, in occasione della decima Giornata mondiale dell’ipertensione, per misurare loro la pressione e spiegare la prevenzione delle patologie cardiovascolari.
Proprio al Policlinico esiste un ambulatorio dedicato a questo tipo di patologie, e rivolto alla popolazione cinese di Milano: qui un medico madrelingua può assistere al meglio i pazienti che, un po’ perché legati a una tradizione medica diversa dalla nostra, un po’ per difficoltà linguistiche, difficilmente hanno accesso ai programmi di prevenzione e cura. Secondo gli esperti del Policlinico sono diversi i fattori responsabili delle differenze di rischio tra italiani e cinesi: certamente il patrimonio genetico, ma anche l’ambiente, lo stile di vita e l’alimentazione. I medici cercheranno di fare luce su come abitudini diverse si trasferiscono in un ambiente diametralmente opposto.
Cercheranno di capire, in particolare, come cambia l’impatto dell’ambiente e dell’alimentazione sull’organismo e se sono più o meno a rischio di patologie cardiovascolari. Un altro obiettivo è quello di capire cosa accade se l’ambiente è diverso ma l’alimentazione rimane quella d’origine, più ‘orientale’ e quindi più salata e ancora che differenze ci sono in termini di salute tra gli immigrati di prima generazione, nati in Cina, e quelli di seconda e terza generazione, nati in Italia.
