
In Sardegna sono circa 200.000 le persone colpite da una malattia alla tiroide. Un problema rilevante anche a causa di una endemica carenza di iodio e dell’alta incidenza delle tiroiditi autoimmuni. Per tener alta l’attenzione sull’aumento di queste patologie anche nell’isola sono in programma numerose iniziative, in concomitanza con la Settimana mondiale della tiroide, promosse da ospedali e associazioni dei pazienti. La Campagna di prevenzione e informazione e’ portata avanti dalle Associazioni scientifiche tiroidee ed endocrinologiche Ait, Sie, Ame e Eta. Il ciclo di iniziative sara’ chiuso dall’incontro di aggiornamento “Tiroide e malattie gastrointestinali” che si terra’ sabato 24 maggio a Cagliari nella Facolta’ di Medicina e Chirurgia. “Recenti studi – ha spiegato Stefano Mariotti, direttore del Dipartimento di Scienze Mediche Mario Aresu dell’Universita’ di Cagliari – hanno rilevato che le malattie della tiroide, specialmente le tireopatie autoimmuni sono frequentemente associate a malattie infiammatorie gastrointestinali, particolarmente la gastrite autoimmune e la celiachia. Queste associazioni rendono necessaria una nuova lettura dei fenomeni e una piu’ stretta collaborazione tra endocrinologi, gastroenterologi e chirurghi per la gestione clinica dei pazienti. Le tiroiditi autoimmuni hanno una prevalenza stimata fra il 5 e il 20% nelle donne e 1-5% negli uomini e si manifestano a tutte le eta’, con maggiore frequenza oltre i 50 anni e sono provocate da un’abnorme risposta immunitaria”. Secondo Paolo Usai, responsabile di Gastroenterologia dell’Universita’ di Cagliari, “oltre agli aspetti autoimmuni, altri fattori potrebbero creare importanti collegamenti tra malattie gastro-intestinali e le disfunzione endocrine, incluse quelle tiroidee. In questi ultimi anni si stanno conducendo molti studi innovativi incentrati sul ruolo che potrebbe svolgere il complesso di batteri e virus intestinali come fattore protettivo o favorente molte malattie sistemiche endocrino-metaboliche e degenerativo-neoplastiche. I risultati di questi studi potrebbero in un lasso di tempo relativamente breve aprire orizzonti fino ad ora impensati utili per comprendere le cause, prevenire e possibilmente curare questo tipo di malattie”.